“Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

La condizione di sieropositività, la malattia da HIV e relativi problemi, di salute e no.
uffa2
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“Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

Messaggio da uffa2 » venerdì 28 novembre 2025, 16:26

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In vista della Giornata Mondiale contro l’HIV e l’AIDS del 1° dicembre, un collettivo di associazioni LGBT+ – tra cui Milano Checkpoint ETS, Arcigay, Anlaids, Padova Checkpoint, Roma Checkpoint, e molte altre – ha lanciato un appello ufficiale ai media: “Non chiedete più ‘Come hai preso l’HIV?’, ‘Hai pianto alla diagnosi?’, ‘Come lo hai detto alla tua famiglia?’”. Tali domande, classificabili come “morbose e invadenti”, servirebbero unicamente a soddisfare una “curiosità colpevole” e continuano a perpetuare uno stigma ormai anacronistico.
(https://www.ilriformista.it/hai-pianto- ... iv-490864/)

Le associazioni sottolineano che queste pratiche trasformano un primo momento vissuto spesso in solitudine in una narrazione mediatica basata sui sensazionalismi del passato. Si sposta così il focus dalla condizione reale — oggi cronica e gestibile — alla vita privata, stigmatizzante e anacronistica dei singoli. Questo approccio non solo alimenta pregiudizi ma ignora i progressi scientifici, tra cui il principio U=U (Undetectable = Untransmittable): seguendo una terapia efficace, le persone con HIV non trasmettono il virus, possono avere figli, una vita sessuale e sociale appagante, viaggiare, e invecchiare in salute.

Secondo i firmatari, chiedere “come l’hai preso?” oggi significa ignorare conquiste sanitarie e sociali ottenute con il corpo e con la voce da chi vive con HIV. L’appello “Basta curiosità!” invita redazioni, blogger e giornalisti a rivedere il proprio approccio informativo: raccontare l’HIV secondo verità scientifiche e dignità, evitando cliché dannosi. Tale rivisitazione è necessaria non solo per rispettare la memoria delle lotte passate, ma per costruire una narrazione responsabile che sradichi lo stigma e riconosca la normalità di una condizione gestibile.

Dare spazio a storie incentrate sui diritti, sulle prospettive terapeutiche e sulla quotidianità di chi convive con HIV non è solo un atto di giornalismo: è un dovere etico e civile verso una società inclusiva e informata. L’appello — pubblicato il 27 novembre 2025 su Il Riformista — rappresenta un momento importante di autocritica mediatica, in cui la comunità LGBT+ chiede un’informazione rispettosa della dignità e delle conquiste sanitarie raggiunte.


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Crisippo
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Iscritto il: mercoledì 28 maggio 2025, 18:33

Re: “Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

Messaggio da Crisippo » venerdì 28 novembre 2025, 17:30

È sicuramente un'iniziativa nobile.
Non vorrei, però, che come spesso accade per le questioni che riguardano la comunità LGBT, il rischio sia di edulcorare troppo. Sicuramente oggi l'infezione da Hiv è diversa da 30 o 40 anni fa. Ma non si faccia l'errore di pensare che sia "solo una pillola al giorno", come mi è capitato di sentire.



agosto21
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Re: “Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

Messaggio da agosto21 » domenica 30 novembre 2025, 16:44

sempre i medici me lo han chiesto come.mi sono infettato... loro, le masse si possono anche comprendere e sempre ad alcuni medici ho fatto e faccio schifo, sappiatelo, li stigma esiste ancora e non è cambiato un tazzo, se.poi vi piace prendervi per il tulo, tirate fuori i toglioni e ditelo a tutti che siete sieropositivi, tanto non c'è stigma no? Trovo che per sborrare non è giusto infettarsi, perché fare sesso non è mai un male, a meno non si tradisca , per le droghe purtroppo non si può giudicare perché spesso ci sono ragioni brutte di un'esistenza infelice...



penta62
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Iscritto il: martedì 23 giugno 2020, 17:21

Re: “Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

Messaggio da penta62 » lunedì 1 dicembre 2025, 12:49

Se. È vero quello che dici potevi rivolgerti ad un associazione.....c'è ne sono tante.... E denunciare l accaduto

Penso che sia più una cosa tua .i medici curano non danno giudizi!!!!

Lo stigma parte dagli anni 80 che sia politica che cattolici ci hanno speculato sopra.

Vivi felice e fregatene



_andrea_
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Iscritto il: giovedì 18 maggio 2017, 14:42

Re: “Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

Messaggio da _andrea_ » lunedì 1 dicembre 2025, 14:49

mah, io ricorderò sempre un'episodio di malasanità avvenuto alla mia diagnosi, e cioè alla domanda al medico di quanto mi fosse rimasto da vivere mi rispose 8 anni, senza menzionare minimamente che all'epoca (nel 2007, non nel 1980) esistessero dei farmaci antivirali con i quali si poteva avre una vita longeva e quasi normale. Purtroppo questa dottoressa ora è diventata anche primario del mio reparto di malattie infettive, e per fortuna che i medici del reparto non sono così , come lei


sono un uomo tutto casa e chiesa..........quello che mi frega è il percorso

Crisippo
Messaggi: 70
Iscritto il: mercoledì 28 maggio 2025, 18:33

Re: “Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

Messaggio da Crisippo » lunedì 1 dicembre 2025, 15:06

Oddio, davvero ti ha risposto così? :shock:



!ABC!
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Iscritto il: sabato 7 giugno 2025, 11:31

Re: “Hai pianto alla diagnosi?”. Stop a domande intrusive: l’appello della comunità LGBT+ ai media

Messaggio da !ABC! » martedì 2 dicembre 2025, 17:46

uffa2 ha scritto: ↑
venerdì 28 novembre 2025, 16:26
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In vista della Giornata Mondiale contro l’HIV e l’AIDS del 1° dicembre, un collettivo di associazioni LGBT+ – tra cui Milano Checkpoint ETS, Arcigay, Anlaids, Padova Checkpoint, Roma Checkpoint, e molte altre – ha lanciato un appello ufficiale ai media: “Non chiedete più ‘Come hai preso l’HIV?’, ‘Hai pianto alla diagnosi?’, ‘Come lo hai detto alla tua famiglia?’”. Tali domande, classificabili come “morbose e invadenti”, servirebbero unicamente a soddisfare una “curiosità colpevole” e continuano a perpetuare uno stigma ormai anacronistico.
(https://www.ilriformista.it/hai-pianto- ... iv-490864/)

Le associazioni sottolineano che queste pratiche trasformano un primo momento vissuto spesso in solitudine in una narrazione mediatica basata sui sensazionalismi del passato. Si sposta così il focus dalla condizione reale — oggi cronica e gestibile — alla vita privata, stigmatizzante e anacronistica dei singoli. Questo approccio non solo alimenta pregiudizi ma ignora i progressi scientifici, tra cui il principio U=U (Undetectable = Untransmittable): seguendo una terapia efficace, le persone con HIV non trasmettono il virus, possono avere figli, una vita sessuale e sociale appagante, viaggiare, e invecchiare in salute.

Secondo i firmatari, chiedere “come l’hai preso?” oggi significa ignorare conquiste sanitarie e sociali ottenute con il corpo e con la voce da chi vive con HIV. L’appello “Basta curiosità!” invita redazioni, blogger e giornalisti a rivedere il proprio approccio informativo: raccontare l’HIV secondo verità scientifiche e dignità, evitando cliché dannosi. Tale rivisitazione è necessaria non solo per rispettare la memoria delle lotte passate, ma per costruire una narrazione responsabile che sradichi lo stigma e riconosca la normalità di una condizione gestibile.

Dare spazio a storie incentrate sui diritti, sulle prospettive terapeutiche e sulla quotidianità di chi convive con HIV non è solo un atto di giornalismo: è un dovere etico e civile verso una società inclusiva e informata. L’appello — pubblicato il 27 novembre 2025 su Il Riformista — rappresenta un momento importante di autocritica mediatica, in cui la comunità LGBT+ chiede un’informazione rispettosa della dignità e delle conquiste sanitarie raggiunte.
solo per il fatto che dietro ci sono associazioni lgbtq+ dico no assoluto.
Tanto si sa benissimo come andrebbe a finire.



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