
In vista della Giornata Mondiale contro l’HIV e l’AIDS del 1° dicembre, un collettivo di associazioni LGBT+ – tra cui Milano Checkpoint ETS, Arcigay, Anlaids, Padova Checkpoint, Roma Checkpoint, e molte altre – ha lanciato un appello ufficiale ai media: “Non chiedete più ‘Come hai preso l’HIV?’, ‘Hai pianto alla diagnosi?’, ‘Come lo hai detto alla tua famiglia?’”. Tali domande, classificabili come “morbose e invadenti”, servirebbero unicamente a soddisfare una “curiosità colpevole” e continuano a perpetuare uno stigma ormai anacronistico.
(https://www.ilriformista.it/hai-pianto- ... iv-490864/)
Le associazioni sottolineano che queste pratiche trasformano un primo momento vissuto spesso in solitudine in una narrazione mediatica basata sui sensazionalismi del passato. Si sposta così il focus dalla condizione reale — oggi cronica e gestibile — alla vita privata, stigmatizzante e anacronistica dei singoli. Questo approccio non solo alimenta pregiudizi ma ignora i progressi scientifici, tra cui il principio U=U (Undetectable = Untransmittable): seguendo una terapia efficace, le persone con HIV non trasmettono il virus, possono avere figli, una vita sessuale e sociale appagante, viaggiare, e invecchiare in salute.
Secondo i firmatari, chiedere “come l’hai preso?” oggi significa ignorare conquiste sanitarie e sociali ottenute con il corpo e con la voce da chi vive con HIV. L’appello “Basta curiosità!” invita redazioni, blogger e giornalisti a rivedere il proprio approccio informativo: raccontare l’HIV secondo verità scientifiche e dignità, evitando cliché dannosi. Tale rivisitazione è necessaria non solo per rispettare la memoria delle lotte passate, ma per costruire una narrazione responsabile che sradichi lo stigma e riconosca la normalità di una condizione gestibile.
Dare spazio a storie incentrate sui diritti, sulle prospettive terapeutiche e sulla quotidianità di chi convive con HIV non è solo un atto di giornalismo: è un dovere etico e civile verso una società inclusiva e informata. L’appello — pubblicato il 27 novembre 2025 su Il Riformista — rappresenta un momento importante di autocritica mediatica, in cui la comunità LGBT+ chiede un’informazione rispettosa della dignità e delle conquiste sanitarie raggiunte.