Altri sei bambini con gravi patologie curati grazie all'HIV
Inviato: giovedì 11 luglio 2013, 22:58
Guariti 6 bambini da malattie genetiche finora non curabili utilizzando l'HIV come vettore
'Battute' la sindrome Wiskott-Aldrich e la leucodistrofia metacromatica. I ricercatori hanno usato il virus dell'Hiv (modificato geneticamente) per diffondere i geni corretti in tutte le celle.
La ricerca italiana, pubblicata su Science, è presentata in una conferenza stampa a Milano, dai ricercatori dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica.
I risultati, che i ricercatori del Tiget definiscono incoraggianti e molto promettenti, sono stati ottenuti dopo tre anni di trattamento su sei bambini con gravi malattie ereditarie. Di questi, tre (provenienti da Libano, Usa ed Egitto) con una malattia neurodegenerativa considerata finora incurabile, la leucodistrofia metacromatica; gli altri tre (provenienti da Italia, Turchia e Usa) con da una rara immunodeficienza, la sindrome di Wiskott-Aldrich.
Ora Jacob può giocare e andare a scuola senza il terrore di ammalarsi per una banale infezione. Può correre per casa come tutti i bimbi di tre anni, senza indossare quell'elmetto che prima lo proteggeva dal rischio di gravi emorragie in caso di caduta. Il suo sguardo curioso e la vivacità dei suoi movimenti sono la testimonianza più bella del successo raggiunto con la nuova terapia genica targata San Raffaele e Telethon.
Il risultato si deve all'intuizione di Luigi Naldini, oggi direttore dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (Tiget) di Milano. Proprio lui, nel 1996, pensò di disarmare il temutissimo virus Hiv, responsabile dell'Aids, per trasformarlo in un efficiente cavallo di escort (edit automatico) che trasporta nella sua pancia i geni sani con cui correggere gravi malattie ereditarie, arrivando fino alle cellule dell'inaccessibile sistema nervoso centrale.
Dopo anni di esperimenti in laboratorio per valutare sicurezza ed efficacia della terapia genica sulle cellule staminali del sangue, nel 2010 è partita la sperimentazione su 16 piccoli pazienti da tutto il mondo, di cui 6 affetti da una grave malattia neurodegenerativa, la leucodistrofia metacromatica (la malattia di Sofia al centro del caso Stamina), e 10 colpiti da una rara immunodeficienza, la sindrome di Wiskott-Aldrich. Dopo tre anni, ecco i primi frutti. Jacob (3 anni, americano), Canalp (4 anni, turco) e Samuel (9 anni, di Roma), tutti affetti dalla sindrome di Wiskott-Aldrich, sono potuti quasi rinascere. Lo racconta Alessandro Aiuti, responsabile dell'unità di Ricerca clinica pediatrica del Tiget, in collegamento con il San Raffaele via Skype dalla casa del piccolo Jacob a Philadelphia.
"Nella sindrome di Wiskott-Aldrich - spiega Aiuti - le cellule del sangue sono direttamente colpite dalla malattia e le staminali corrette hanno sostituito le cellule malate, dando luogo a un sistema immunitario funzionante e a piastrine normali. Grazie alla terapia genica i bambini non vanno più incontro a emorragie e infezioni gravi e possono correre, giocare e andare a scuola". Ottimi risultati sono stati ottenuti anche su Mohammad (4 anni dal Libano), Giovanni (3 anni dagli Usa) e Kamal (3 anni, egiziano), i primi tre pazienti trattati per la leucodistrofia metacromatica: la malattia, aggredita prima della comparsa dei sintomi, è stata arrestata.
"Il caso più eclatante è quello di Mohammad, il primo si cui siamo intervenuti", spiega Alessandra Biffi, che ha coordinato questa seconda ricerca. "Ha iniziato la terapia quando aveva solo 16 mesi: dopo la settimana di cura e i due mesi di osservazione in ospedale, è tornato alla sua vita. E' sopravvissuto ai due fratelli maggiori, morti per la stessa malattia, e ormai - conclude la ricercatrice - ha raggiunto in buona salute un'età a cui nessun paziente era potuto arrivare in simili condizioni".
Da temuto nemico a prezioso alleato: il virus Hiv responsabile dell'Aids può essere disarmato e addomesticato per diventare un perfetto cavallo di escort (edit automatico), capace di insinuarsi nelle cellule trasportando i geni sani con cui correggere gravi malattie ereditarie.
La tecnica prevede che il virus Hiv venga modificato con l'ingegneria genetica e reso inoffensivo: viene conservato solo il 10% del materiale genetico originario, in modo da mantenere la sua naturale capacità di introdursi nelle cellule (anche quelle che non si replicano, come quelle del sistema nervoso) per trasferirvi i geni che operano come farmaci. Grazie a questa 'navicella' d'eccezione, i ricercatori del Tiget hanno corretto le cellule staminali del sangue prelevate dal midollo osseo dei pazienti, introducendovi la versione corretta del gene difettoso responsabile della malattia. Le cellule ingegnerizzate sono state re-infuse nel midollo dopo che i pazienti erano stati sottoposti a chemioterapia per favorire l'attecchimento.
A seguire, uno o due mesi di isolamento in stanza sterile, per non mettere in difficoltà le difese immunitarie abbassate. I primi dati sperimentali dimostrano che la tecnica è efficace contro due gravi malattie ereditarie, la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich: nel giro di un paio di anni, secondo Naldini, si potrebbe anche arrivare ad avere un farmaco registrato e disponibile. I ricercatori del Tiget però non si fermano qui e prevedono di estendere la sperimentazione clinica anche ad altre malattie: la talassemia e la mucopolisaccaridosi di tipo 1 potrebbero entrare nel loro mirino per la fine del 2014.
Oltre ai promettenti risultati clinici, la tecnica ha permesso di tagliare anche un altro importante traguardo per la ricerca scientifica. Per la prima volta, infatti, si è riusciti a fare in modo che quasi tutte le cellule del sangue dei pazienti contenessero il gene corretto: si è quasi ottenuta quella che i ricercatori definiscono come la "totale ingegnerizzazione del sistema ematopoietico".
"La nostra ricerca dimostra che la terapia genica è diventata ormai una valida alternativa al trapianto di cellule da donatore quando questo non sia disponibile", afferma Naldini. "Ci suggerisce anche il disegno per nuove terapie per malattie più diffuse, in cui le cellule del sangue potrebbero essere 'armate' per combattere un'infezione o un tumore".
La prima delle malattie su cui è stata sperimentata la terapia genica con il virus Hiv è la leucodistrofia metacromatica. E' una malattia genetica neurodegenerativa dovuta al deficit dell'enzima che smaltisce le sostanze chiamate sulfatidi. Senza l'enzima, i sulfatidi si accumulano e danneggiano la guaina che riveste le fibre nervose (chiamata mielina), essenziale per la trasmissione corretta dei segnali. Gradualmente i bambini colpiti da questa malattia smettono di muoversi, di mangiare autonomamente, di parlare. Finora non c'erano terapie per questa malattia che, si stima, colpisce una persona ogni 625.000.
La seconda malattia genetica trattata è la sindrome di Wiskott-Aldrich. Colpisce i bambini maschi e si manifesta fin dall'infanzia con eczema e infezioni ricorrenti come otiti, sinusiti, broncopolmoniti e diarrea. Sono frequenti anche problemi di sanguinamento, con pericolose emorragie, dovuti ad un'anomalia delle piastrine, che sono poche e più piccole del normale. E' alto anche il rischio di sviluppare malattie autoimmuni e tumori. Si stima che la malattia colpisca una persona su un milione. La sua causa è nell'anomalia del gene Was, che controlla una molecola del sangue: senza di essa si alterano cellule del sistema immunitario e piastrine. Finora l'unica terapia era il trapianto di midollo osseo, con alti rischi senza di un donatore compatibile
http://www.lastampa.it/2013/07/11/scien ... agina.html
http://www.huffingtonpost.it/2013/07/11 ... _ref=italy
http://www.repubblica.it/salute/ricerca ... -62822268/
'Battute' la sindrome Wiskott-Aldrich e la leucodistrofia metacromatica. I ricercatori hanno usato il virus dell'Hiv (modificato geneticamente) per diffondere i geni corretti in tutte le celle.
La ricerca italiana, pubblicata su Science, è presentata in una conferenza stampa a Milano, dai ricercatori dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica.
I risultati, che i ricercatori del Tiget definiscono incoraggianti e molto promettenti, sono stati ottenuti dopo tre anni di trattamento su sei bambini con gravi malattie ereditarie. Di questi, tre (provenienti da Libano, Usa ed Egitto) con una malattia neurodegenerativa considerata finora incurabile, la leucodistrofia metacromatica; gli altri tre (provenienti da Italia, Turchia e Usa) con da una rara immunodeficienza, la sindrome di Wiskott-Aldrich.
Ora Jacob può giocare e andare a scuola senza il terrore di ammalarsi per una banale infezione. Può correre per casa come tutti i bimbi di tre anni, senza indossare quell'elmetto che prima lo proteggeva dal rischio di gravi emorragie in caso di caduta. Il suo sguardo curioso e la vivacità dei suoi movimenti sono la testimonianza più bella del successo raggiunto con la nuova terapia genica targata San Raffaele e Telethon.
Il risultato si deve all'intuizione di Luigi Naldini, oggi direttore dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (Tiget) di Milano. Proprio lui, nel 1996, pensò di disarmare il temutissimo virus Hiv, responsabile dell'Aids, per trasformarlo in un efficiente cavallo di escort (edit automatico) che trasporta nella sua pancia i geni sani con cui correggere gravi malattie ereditarie, arrivando fino alle cellule dell'inaccessibile sistema nervoso centrale.
Dopo anni di esperimenti in laboratorio per valutare sicurezza ed efficacia della terapia genica sulle cellule staminali del sangue, nel 2010 è partita la sperimentazione su 16 piccoli pazienti da tutto il mondo, di cui 6 affetti da una grave malattia neurodegenerativa, la leucodistrofia metacromatica (la malattia di Sofia al centro del caso Stamina), e 10 colpiti da una rara immunodeficienza, la sindrome di Wiskott-Aldrich. Dopo tre anni, ecco i primi frutti. Jacob (3 anni, americano), Canalp (4 anni, turco) e Samuel (9 anni, di Roma), tutti affetti dalla sindrome di Wiskott-Aldrich, sono potuti quasi rinascere. Lo racconta Alessandro Aiuti, responsabile dell'unità di Ricerca clinica pediatrica del Tiget, in collegamento con il San Raffaele via Skype dalla casa del piccolo Jacob a Philadelphia.
"Nella sindrome di Wiskott-Aldrich - spiega Aiuti - le cellule del sangue sono direttamente colpite dalla malattia e le staminali corrette hanno sostituito le cellule malate, dando luogo a un sistema immunitario funzionante e a piastrine normali. Grazie alla terapia genica i bambini non vanno più incontro a emorragie e infezioni gravi e possono correre, giocare e andare a scuola". Ottimi risultati sono stati ottenuti anche su Mohammad (4 anni dal Libano), Giovanni (3 anni dagli Usa) e Kamal (3 anni, egiziano), i primi tre pazienti trattati per la leucodistrofia metacromatica: la malattia, aggredita prima della comparsa dei sintomi, è stata arrestata.
"Il caso più eclatante è quello di Mohammad, il primo si cui siamo intervenuti", spiega Alessandra Biffi, che ha coordinato questa seconda ricerca. "Ha iniziato la terapia quando aveva solo 16 mesi: dopo la settimana di cura e i due mesi di osservazione in ospedale, è tornato alla sua vita. E' sopravvissuto ai due fratelli maggiori, morti per la stessa malattia, e ormai - conclude la ricercatrice - ha raggiunto in buona salute un'età a cui nessun paziente era potuto arrivare in simili condizioni".
Da temuto nemico a prezioso alleato: il virus Hiv responsabile dell'Aids può essere disarmato e addomesticato per diventare un perfetto cavallo di escort (edit automatico), capace di insinuarsi nelle cellule trasportando i geni sani con cui correggere gravi malattie ereditarie.
La tecnica prevede che il virus Hiv venga modificato con l'ingegneria genetica e reso inoffensivo: viene conservato solo il 10% del materiale genetico originario, in modo da mantenere la sua naturale capacità di introdursi nelle cellule (anche quelle che non si replicano, come quelle del sistema nervoso) per trasferirvi i geni che operano come farmaci. Grazie a questa 'navicella' d'eccezione, i ricercatori del Tiget hanno corretto le cellule staminali del sangue prelevate dal midollo osseo dei pazienti, introducendovi la versione corretta del gene difettoso responsabile della malattia. Le cellule ingegnerizzate sono state re-infuse nel midollo dopo che i pazienti erano stati sottoposti a chemioterapia per favorire l'attecchimento.
A seguire, uno o due mesi di isolamento in stanza sterile, per non mettere in difficoltà le difese immunitarie abbassate. I primi dati sperimentali dimostrano che la tecnica è efficace contro due gravi malattie ereditarie, la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich: nel giro di un paio di anni, secondo Naldini, si potrebbe anche arrivare ad avere un farmaco registrato e disponibile. I ricercatori del Tiget però non si fermano qui e prevedono di estendere la sperimentazione clinica anche ad altre malattie: la talassemia e la mucopolisaccaridosi di tipo 1 potrebbero entrare nel loro mirino per la fine del 2014.
Oltre ai promettenti risultati clinici, la tecnica ha permesso di tagliare anche un altro importante traguardo per la ricerca scientifica. Per la prima volta, infatti, si è riusciti a fare in modo che quasi tutte le cellule del sangue dei pazienti contenessero il gene corretto: si è quasi ottenuta quella che i ricercatori definiscono come la "totale ingegnerizzazione del sistema ematopoietico".
"La nostra ricerca dimostra che la terapia genica è diventata ormai una valida alternativa al trapianto di cellule da donatore quando questo non sia disponibile", afferma Naldini. "Ci suggerisce anche il disegno per nuove terapie per malattie più diffuse, in cui le cellule del sangue potrebbero essere 'armate' per combattere un'infezione o un tumore".
La prima delle malattie su cui è stata sperimentata la terapia genica con il virus Hiv è la leucodistrofia metacromatica. E' una malattia genetica neurodegenerativa dovuta al deficit dell'enzima che smaltisce le sostanze chiamate sulfatidi. Senza l'enzima, i sulfatidi si accumulano e danneggiano la guaina che riveste le fibre nervose (chiamata mielina), essenziale per la trasmissione corretta dei segnali. Gradualmente i bambini colpiti da questa malattia smettono di muoversi, di mangiare autonomamente, di parlare. Finora non c'erano terapie per questa malattia che, si stima, colpisce una persona ogni 625.000.
La seconda malattia genetica trattata è la sindrome di Wiskott-Aldrich. Colpisce i bambini maschi e si manifesta fin dall'infanzia con eczema e infezioni ricorrenti come otiti, sinusiti, broncopolmoniti e diarrea. Sono frequenti anche problemi di sanguinamento, con pericolose emorragie, dovuti ad un'anomalia delle piastrine, che sono poche e più piccole del normale. E' alto anche il rischio di sviluppare malattie autoimmuni e tumori. Si stima che la malattia colpisca una persona su un milione. La sua causa è nell'anomalia del gene Was, che controlla una molecola del sangue: senza di essa si alterano cellule del sistema immunitario e piastrine. Finora l'unica terapia era il trapianto di midollo osseo, con alti rischi senza di un donatore compatibile
http://www.lastampa.it/2013/07/11/scien ... agina.html
http://www.huffingtonpost.it/2013/07/11 ... _ref=italy
http://www.repubblica.it/salute/ricerca ... -62822268/


