- 1. il “prime”, in cui l’adenovirus 26 (Ad26) responsabile del comune raffreddore è stato usato come vettore per portare un “mosaico” di antigeni virali nelle cellule e così stimolare il sistema immunitario a montare una risposta anticorpale, e
2. il “boost”, in cui la proteina di superficie Env (gp140) dell’HIV purificata ha continuato a stimolare nel tempo la risposta immune.
Il vaccino usa diverse sequenze virali, che cercano di riassumere la diversità dei virus presenti in persone diverse, al fine di stimolare una risposta anticorpale particolarmente ampia e funzionale.
La fase preclinica si è svolta su 72 macachi e i suoi risultati, dopo essere stati presentati a diversi congressi, sono stati pubblicati l’altro ieri su Science.
Sono stati immunizzati con l’Ad/Env o solo con l’Ad26, senza il “boosting” con la Env, 32 macachi, scelti in modo da non avere un profilo genetico “favorevole”, che cioè li predisponesse a non essere infettati o a diventare degli elite controller. Le scimmie del gruppo di controllo hanno ricevuto un vaccino falso.
A tutte le scimmie sono poi state somministrate per via rettale, per ben 6 volte, alte quantità di SIVmac251 e in seguito, per ulteriori controlli, anche un virus chimera SHIV, entrambi altamente patogenici.
- ● Tutte le scimmie non vaccinate si sono infettate e hanno avuto livelli di viremia altissimi durante la fase cronica.
● Nelle scimmie che hanno ricevuto solo il “prime” con l’Ad26 si è vista solo una diminuzione del rischio di acquisire l’infezione e soltanto 2 scimmie su 12 sono rimaste SIV-negative.
● Invece il 50% dei macachi vaccinati con l’Ad/Env (6 su 12) è stato completamente protetto dal vaccino.
● Si è visto inoltre che l’efficacia protettiva era in correlazione con la funzionalità delle risposte anticorpali Env-specifiche.
● Nelle 6 scimmie completamente protette dal vaccino Ad/Env le viremie plasmatiche sono state “persistentemente negative per 400 giorni dopo il tentativo di infettarle”. E quando il loro sangue è stato usato per provare ad infettare altre scimmie non si è sviluppata nessuna infezione. Nessuna delle infinite biopsie fatte a queste scimmie dopo l’eutanasia ha rivelato traccia di virus nei tessuti.
● Nei 6 animali che invece si sono infettati, 4 hanno sviluppato un’infezione cronica con set point della viremia misurabile, mentre 2 hanno avuto una viremia misurabile durante la fase acuta e poi si sono trasformate in elite controller, con viremia plasmatica sempre irrilevabile, ma RNA e DNA rilevabili nei tessuti.

Questi risultati preclinici sono ottimi, perché – come ricordano Barouch e colleghi nelle conclusioni dell’articolo – un 50% di protezione è analogo a quello ottenuto da Picker con le sue scimmie vaccinate usando come vettore il CMV. Ma non dobbiamo dimenticare che prima le scimmie di Picker si sono infettate tutte e solo nel tempo la metà di loro è riuscita ad eradicare l’infezione (sempre a voler prender per corretto quanto pubblicato da Picker e Lifson e a trascurare la devastante critica che hanno ricevuto su PubPeer e cui non hanno ancora dato risposta).
Invece le scimmie di Barouch che sono state protette dal vaccino lo sono state fin dall’inizio.
C’è poi da dire che la protezione si è ottenuta contro un virus estremamente aggressivo e dopo sfide ripetute, quindi ci si può ragionevolmente attendere che negli esseri umani le cose vadano meglio.
Ricordo inoltre che quasi si è gridato al miracolo quando il vaccino Thai ha raggiunto una protezione di circa il 30% su una popolazione umana a bassissima prevalenza di infezione.
In base a questi risultati, Johnson & Johnson (che sta sperimentando lo stesso vettore Ad26 in un vaccino contro Ebola) ha dunque deciso di iniziare una grande sperimentazione clinica di fase I/IIa, su 400 volontari HIV negativi, in diversi Paesi, dagli Stati Uniti all’Africa (Ruanda, Uganda e Sud Africa), all’Asia (Tailandia).
Il trial – interventistico, randomizzato, in doppio cieco, con placebo più 7 diversi gruppi che riceveranno formulazioni differenti del vaccino - è già iniziato e si propone di valutare, oltre alla sicurezza e alla tollerabilità dell’Ad/Env, anche la sua immunogenicità.
E, sempre per non perdere tempo, tutti i gruppi verranno vaccinati in parallelo: 4 settimane per lo screening dei volontari, vaccinazioni alle settimane 0, 12, 24, 48, altre 48 settimane di follow-up.
Se non ci sono intoppi, fra due anni la fase I/IIa sarà conclusa.
FONTI:
- - Abstract su Science: Protective efficacy of adenovirus-protein vaccines against SIV challenges in rhesus monkeys;
- Comunicato stampa Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC): Study shows novel HIV vaccine regimen provides robust protection in non-human primates;
- Comunicato stampa Johnson & Johnson: J&J vaccine completely prevented HIV in half of monkeys in trial;
- Trial clinico: Safety, Tolerability, and Immunogenicity Study of Homologous Ad26 Mosaic Vector Vaccine Regimens or Heterologous Ad26 Mosaic and MVA Mosaic Vector Vaccine Regimens With Glycoprotein 140 (gp140) for Human Immunodeficiency Virus (HIV) Prevention.