Che dire, poteva forse capitare cosa peggiore ad un maniaco del controllo quale io sono? I miei trentuno anni di vita li ho trascorsi impacchettato nel cellophane, tanto fobico che ci sarebbe solo mancato un Condom da calzare come copricapo. Quel "coso" lì, la malattia, si è introdotto nel mio corpo prendendovi residenza senza bussare e senza chiedere permesso, approfittando forse dell'unico episodio (ma ancora non ne sono certo) di distrazione che sessualmente non incornicerei neppure tra i più epici. Epica invece è stata la chiosa di mia mamma che, appresa la notizia e tra un singhiozzo e l'altro seduta sull'asse del water, stremata come non la vedevo da tempo, ha avuto la forza di ricordarmi che a nulla mi era servito l'uso compulsivo di Amuchina gel. Ca22o, mi tocca pure darle ragione, i tratti della tragedia a questo punto ci sono tutti.

Fissando i miei occhi allo specchio ho l'impressione di poter scorgere nel fondo delle pupille il volto cupo di questa entità bastarda che ha usurpato il mio corpo. Lo stesso corpo che ho sempre maniacalmente preservato dalle offese più ridicole, che con sacrificio ho disegnato sottoponendolo a diete rigorose e allenamenti costanti e che adesso pare proprio sfuggire al mio controllo. Da quando ho ricevuto la lieta novella non ho più voluto allenarlo, ne' ho avuto le forze di accudirlo, lasciandolo crescere come si fa con le erbacce in un prato del quale non si è più interessati di occuparsi. Da allora ho ridotto quasi tutte le mie attività ai minimi termini, purtroppo vegetando pateticamente e chiuso in casa per la maggior parte del tempo, anche quando fuori brilla un sole che adesso non sembra più in grado di scaldarmi come un tempo. Per ricominciare, è tecnica ormai collaudata nel tempo, ho sempre la necessità di ripartire dal livello più basso e vicino alla terra.
Da marzo di questo stronzissimo anno sono, appunto, trascorsi poco più di tre mesi e forse mi sarei aspettato di metabolizzare gli eventi con più prontezza ma in definitiva non sono neppure troppo stupito sia ancora qui a pormi cento e una domanda. Le esistenziali: Quando l'ho presa? Come? Perché? Le frivole: La mia bellezza sfiorirà in un baleno? Sarà ancora la priorità assoluta la prova costume quest'estate? Si vedrà e tutti se ne accorgeranno? Potrò ancora praticare attività sportiva? Le tecniche: Come evolverà e quando toccherà cominciare la terapia? Un centro infettivologico vale l'altro o ce ne sono di più raccomandabili? E mille altre questioni che non riporto per decenza e perché per lo più vertono sulla paura fottuta che ho e su come la mia psiche riuscirà a gestire questa antipatica novità. Ho bisogno che qualcuno più rodato di quanto sia io in materia mi aiuti a leggere i valori con più senno perché apprendo nozioni spesso in contraddizione tra loro e invece vorrei poter confidare in un minimo di orientamento clinico.
Poi, nel ginepraio, ci sono pure gli altri e il rapporto che io ho con essi inevitabilmente subirà una gran bella sferzata dalla burrasca in atto. Ogni singola persona che costituisce un nodo nella rete dei rapporti che ho intessuto meriterebbe un approfondimento dedicato ma mi rendo conto non essere questa la sede opportuna per farlo. Cercherò quindi di sintetizzare per quanto, come ormai sarà chiaro a tutti, la sintesi non sia affatto una delle mie peculiarità. Ammetto con rammarico di essermi pure preso una "vacanza" dalla maggior parte delle persone in questo periodo e riconosco di averlo fatto a mio discapito perché, sebbene misantropo, ho adesso più che mai bisogno del sostegno di qualcuno. Ai miei, che pure fanno tanto per non mostrarsi intaccati dalla notizia, c'è da esser certi, avrò fatto perdere qualche anno di vita. Mia mamma dice che è la testa in questi casi a giocare un ruolo determinante e che prima di conoscere la mia condizione sierologica avrei proseguito la mia vita come sempre. Io ho paura di tutte le complicanze che potrebbero subentrare ma quello che ha detto è saggio e anche in questo caso mi duole darle ragione.


Esperienza opposta, e probabilmente la delusione più grande che questi mesi funesti mi hanno fatto conoscere, è quella che ho avuto con mia sorella maggiore. Come prima, credevo di conoscere a fondo anche lei e senza esitare avrei creduto potessi contare sul suo supporto in ogni circostanza, anche la più avversa mi si fosse mai presentata. La famiglia almeno io l'ho sempre intesa in questo modo. Invece così non è stato e per il momento lei è fuggita a gambe levate. Inutile parlare del dolore procuratomi dalle sue scelte. La paura della morte si affronta in qualche modo e tra un attacco di panico e l'altro imparerò certamente a gestirla, ma la delusione è invece per me un imprevisto davvero insuperabile e una ferita che, pur con tutti i buoni propositi, non sono attrezzato a curare. Forse è presto ma c'è il fatto che lei sia sparita e che a malapena, nell'arco di questi mesi, si sia fatta sentire un paio di volte. Altrettante sono le volte che l'ho incontrata personalmente e purtroppo non le ricordo con piacere. Non mi si è avvicinata e ha impedito ai suoi figli di abbracciarmi. Non la odio, non la capisco neppure, sono semplicemente molto avvilito per come la vita ha deciso di aprirmi gli occhi. Questo è davvero il capitolo più triste di tutta la vicenda e quello che più di ogni altra cosa ha reso sconfortante la prospettiva di lottare per tornare alla quotidianità. Nella sventura ho ahimè appreso che questo "coso" agisce come una sorta di pozione magica. È in grado di calare veli e formalità mettendo a fuoco le persone, che erroneamente si credeva di conoscere, per ciò che probabilmente sono veramente. Proprio in virtù di questa lezione sarò molto accorto nel parlare della mia condizione con chiunque, è un'arma questa che a mio vedere va utilizzata con cautela. Lo scrivo con disappunto poiché la mia indole è al contrario schietta e istintivamente sarei più predisposto a parlarne in modo disinvolto come per questioni di diversa natura ho già imparato a fare.
Via, per il momento credo sia il caso di chiuderla, potrei proseguire ad oltranza rubando ancora spazio a questo forum e non mi pare questo un bel modo di presentarsi. Poi sono alle prese con l'arredare casa, ultimamente è la mia ossessione. Ingenuamente cerco di opporre al disordine che c'è in me la chiarezza e la pulizia di tutto quello che mi sta intorno, iniziando con l'eliminare il superfluo. Vi abbraccio.
