Ci sono alcune cose assolutamente prevedibili. Una di queste è che una dittatura — qualunque dittatura, indipendentemente dalla sua ideologia o religione — finirà sempre per nuocere al proprio popolo; non importa quanto siano artistiche le sue stazioni della metropolitana, quanto siano alti i suoi grattacieli o belli i suoi parchi nazionali: il suo popolo soffrirà e sarà umiliato, perché questo è l’unico modo in cui le dittature sanno governare.
Sono passati anni da quando la nostra Dora scriveva i suoi appunti sulla Russia e sull’HIV, che trovate in questo thread. Il dramma che raccontava — con quell’intreccio nauseante di intrallazzatori, preti, baldracche rifatte e questurini del regime — era già evidente allora, quando Dora ne scriveva, e quel dramma è ancora qui oggi, in tutta la sua dolorosa vergogna. Una vergogna che pesa su chi ancora preferisce ammirare i marmi delle stazioni della metropolitana di Mosca, invece di guardare in faccia i propri fratelli che muoiono per una malattia che non dovrebbe più uccidere nessuno.
Il testo che segue contiene tutti ciò che già è stato raccontato in queste pagine, su come la criminalizzazione di gruppi sociali e malattie abbia trasformato un fenomeno controllato da tempo in Occidente in un incendio oramai inarrestabile. Si leggono cose assurde terribili: la terapia limitata al 50% dei malati, lo scambio di siringhe negli ospedali da campo, l’esplosione dei nuovi casi, tutto in nome della morale di stato, della propaganda che crea nemici interni per fare dimenticare i crimini del regime e i suoi fallimenti.
Le dittature sono m.erda, tutte le dittature sono m.erda, nient’altro che m.erda, anche quando le loro stazioni della metropolitana sono scintillanti.
La guerra della Russia contro l'Ucraina ha causato un'esplosione dei tassi di HIV
(traduzione automatica da:
https://carnegieendowment.org/russia-eu ... ic?lang=en\)
Le statistiche e le dinamiche dell’HIV in Russia erano già preoccupanti ben prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Tuttavia, la guerra ha aggravato drasticamente la situazione. Secondo i dati del Ministero della Difesa, nel primo anno del conflitto l’incidenza dell’HIV tra il personale militare è aumentata di oltre 40 volte.
Le perdite demografiche ed economiche che la Russia subirà a causa di questa epidemia avranno ripercussioni per decenni e potrebbero persino superare i danni diretti derivanti dall’invasione dell’Ucraina.
Già nel 2016, il numero di persone che vivono con l’HIV in Russia aveva superato il milione, pari a circa l’1% della popolazione totale e tra l’1,5% e il 2% della popolazione in età lavorativa — senza contare i casi non diagnosticati.
Nonostante ciò, l’epidemia avrebbe potuto essere contenuta. L’esperienza internazionale nella lotta all’HIV è vasta e consolidata. Con una volontà politica adeguata, sarebbe bastato aumentare il budget del Ministero della Salute e adottare strategie di prevenzione scientificamente validate, invece di affidarsi a concetti obsoleti legati alla “moralità” e alla famiglia tradizionale. L’invasione dell’Ucraina ha però peggiorato ulteriormente la situazione.
La terapia antiretrovirale (ART), prescritta a vita a ogni nuovo paziente HIV-positivo, è costosa. Già prima della guerra, solo alcune regioni benestanti riuscivano a garantirne l’accesso universale. Il Ministero della Salute ha tentato di ridurre i costi passando a generici nazionali, ma le interruzioni nella fornitura dei farmaci erano già segnalate prima del conflitto. Le priorità belliche hanno aggravato il problema: per la prima volta da anni, meno del 50% dei pazienti HIV-positivi in Russia riceve trattamento.
La repressione della società civile ha inferto un colpo mortale al già fragile sistema di supporto per le persone con HIV. La Elton John Foundation, principale finanziatore globale di ONG nel settore, è stata dichiarata “organizzazione indesiderata”, costringendo le realtà russe a interrompere ogni collaborazione. Inoltre, la classificazione delle persone LGBTQ+ come “movimento estremista” ha intensificato lo stigma incrociato tra comunità gay e HIV.
Tuttavia, l’impatto maggiore è stato causato direttamente dalla guerra. Gli epidemiologi segnalano che il rischio di trasmissione dell’HIV al fronte aumenta a causa di trasfusioni di sangue e riutilizzo di siringhe negli ospedali da campo.
Chi assume regolarmente ART non è più infettivo, ma nelle trincee, sotto bombardamenti continui, garantire la somministrazione ininterrotta è irrealistico. Peggio ancora, trattamenti irregolari favoriscono la comparsa di ceppi resistenti, che possono essere trasmessi ad altri.
Il problema è così grave da essere stato riconosciuto ufficialmente anche da medici del Ministero della Difesa. I nuovi casi di HIV nelle Forze Armate sono aumentati di cinque volte nel primo trimestre del 2022, tredici volte entro fine anno, e oltre quaranta volte all’inizio del 2023. Alla fine dello stesso anno, il tasso di rilevamento dell’HIV tra i militari era circa 20 volte superiore rispetto al periodo prebellico.
Oltre alla trasmissione tramite ferite, persistono i canali tradizionali: rapporti sessuali non protetti (anche con sex workers) e condivisione di aghi per droghe iniettabili. Secondo giornalisti indipendenti, entrambi i fenomeni sono in crescita tra soldati ben pagati e consapevoli della precarietà della loro vita.
Nonostante l’aumento dei casi, l’HIV è ancora ufficialmente motivo di inidoneità al servizio militare. Durante la leva, questa regola viene generalmente rispettata, ma al fronte viene spesso ignorata. I media riportano casi di comandanti che rifiutano di far evacuare soldati malati per carenza di personale.
Il problema non è limitato ai militari. L’aumento dei casi potrebbe riflettere una tendenza generale, semplicemente più visibile tra i soldati, le donne incinte, i migranti e alcune categorie professionali sottoposte a test obbligatori.
In 14 regioni russe, oltre l’1% delle donne incinte risulta HIV-positivo — un indicatore, secondo l’OMS, della transizione verso un’epidemia generalizzata, in cui non ha più senso parlare di “gruppi a rischio”.
Dal 2022, la Russia è tra i cinque Paesi con il maggior numero di nuove infezioni da HIV, con il 3,9% dei 1,5 milioni di nuovi casi globali. Solo Sudafrica, Mozambico, Nigeria e India (quest’ultima con una popolazione molto più ampia) registrano numeri superiori.
Non ci sono segnali di miglioramento. Il Ministero della Salute russo ha liquidato i dati dell’UNAIDS come “propaganda”.
Mentre nel mondo i nuovi casi sono in calo grazie alla prevenzione e all’ART, la Russia continua a registrare tra 50.000 e 100.000 nuove infezioni ogni anno.
Negli Stati Uniti, un vaccino con oltre il 90% di efficacia per sei mesi ha superato la fase finale di sperimentazione. I pazienti ricevono ora la quarta generazione di ART, con iniezioni ogni pochi mesi invece di pillole quotidiane.
Anche senza innovazioni mediche, l’HIV è destinato a diventare irrilevante in molti Paesi. La strategia 90-90-90 dell’OMS prevede che, se il 90% dei sieropositivi conosce la propria condizione, il 90% di questi è in trattamento, e il 90% risponde alla terapia, la trasmissione si arresta quasi completamente.
L’aspettativa di vita dei pazienti in trattamento supera oggi quella della popolazione generale, grazie al monitoraggio medico intensivo. Entro la seconda metà del XXI secolo, l’HIV potrebbe scomparire come problema sanitario.
In Africa subsahariana, i nuovi casi sono calati del 20% negli anni 2010, e i decessi del 40%.
L’unica eccezione è l’Europa centro-orientale. La Russia è al primo posto per prevalenza dell’HIV (1,5%), seguita dall’Ucraina (1,1%).
Non esistono motivi oggettivi per cui l’HIV debba aumentare solo in Russia. Le cause sono esclusivamente politiche.
La Russia è l’unico grande Paese a vietare completamente la terapia sostitutiva per tossicodipendenti (es. metadone), nonostante le raccomandazioni dell’OMS. Inoltre, l’assenza di educazione sessuale nelle scuole impedisce ai giovani di apprendere l’uso del preservativo e l’importanza dei test.
Chi ha contratto l’HIV durante la guerra avrà bisogno di cure costose per tutta la vita, sia per la propria salute sia per contenere l’epidemia. Questo rappresenterà un peso per il bilancio statale, il sistema sanitario e il mercato del lavoro russo per i prossimi 50 anni — ben oltre la fine della guerra e dell’era Putin.