Un'infettivologa del centro infettivi di Ravenna è stata a lavorare in ospedale con MSF in Africa per qualche anno ed è tornata... incuriosita ho cercato di farle domande, niente, lei è molto riservata, Ho trovato però in rete qualche report un po' della sua esperienza...
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https://www.anordestdiche.com/la-pandem ... allafrica/
L’infettivologa Miriam Zanotti è appena tornata dalla Repubblica Centrafricana dove, da metà settembre 2020 ha lavorato per “Medici Senza Frontiere” all’interno di un progetto sull’Aids avanzato in un ospedale pubblico universitario. Si tratta di un progetto di collaborazione in cui i principali attori rimangono i centrafricani: i medici, gli infermieri e la direzione sanitaria dell’ospedale, e in cui MFS è solo di supporto nella presa in carico dei pazienti, nell’applicazione di protocolli per la diagnosi e nella cura e somministrazione dei medicinali.
"Io mi occupo appunto di HIV e la sua incidenza nelle città raggiunge mediamente l’8% della popolazione, quindi si parla di un’infezione ben più presente, diffusa e purtroppo spesso trascurata.
Altre malattie particolarmente importanti qui sono la tubercolosi, la sifilide e la malaria, oltre a diarrea e gastroenteriti. Questi sono i problemi principali del Paese e il Covid passa decisamente in secondo piano come causa di malattia e di morte. Per contro lo Stato ha comunque previsto misure di contenimento del virus, in particolare l’uso di mascherine in ospedale, l’utilizzo del gel idroalcolico e il lavaggio delle mani."
Con l’eccezione dei pazienti HIV, la sanità Centrafricana non è gratis ma a pagamento, compresi i tamponi per valutare la positività dei pazienti. È difficile fare previsioni riguardo al Covid; quello che è certo è che per il momento non viene neanche segnalato un eccesso di mortalità per polmoniti. (Aba Pifferi)
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Testimonianze di Medici specializzandi in Africa con CUAMM
MAMMA VADO IN AFRICA
https://www.youtube.com/watch?v=508QmEQlWuQ
Dalla Testimonianza di giovane ostetrica dopo esperienza in Africa (con Cuamm):
"Ero entusiasta di andare e timorosa di non essere all'altezza. Non tutte le donne incinta si rivolgono agli ospedali. Negli ospedali mancano spesso mezzi tecnologici o sono di difficile reperibilità, ad esempio farmaci, mezzi diagnostici anche semplici e da noi sono scontati (come l'adrenalina o ecografie o esami ematici). Quindi lì ho imparato a usare di più le mani per fare il mio mestiere. L'inglese non era sempre sufficiente a comunicare e mi sono confrontata con personale locale più rassegnato all'accettare le fatalità."
Africa / Taglio fondi UNAIDS per cura hiv/aids
Africa / Taglio fondi UNAIDS per cura hiv/aids
Ultima modifica di rita il giovedì 17 luglio 2025, 6:56, modificato 13 volte in totale.
Re: Africa / Taglio fondi UNAIDS per cura hiv/aids
A me ciò che fa arrabbiare è la denigrazione (se non in alcuni casi criminalizzazione) nei confronti di queste ONG da una certa parte politica, una propaganda che entra nella mente delle masse, mettendo a rischio anche le donazioni. (La loro indipendenza è dovuta soprattutto al fatto che vivono di donazioni). Medecins Sans Frontieres in particolare è una potenza sanitaria di volontariato e meriterebbe molto più rispetto. In Africa sono in prima linea non solo con il covid o l'hiv, lo sono stati con la crisi di colera nella RDC di pochi anni fa, e tutte le crisi di ebola, senza contare la perenne malaria. Sono attivi in 80 Paesi nel mondo, compresa l'Ucraina, ma anche Russia e Bielorussia. In Italia suppliscono all'inadeguatezza dello Stato, soprattutto nei campi profughi e i braccianti che lavorano nei campi senza alcuna tutela, con assistenza medica e contrasto al covid. E pure nelle carceri italiane.
Nel 1984, quando mi si gonfiarono i linfonodi, mi rivolsi subito al centro medico dell'ambasciata francese (in ogni ambasciata francese c'è (c'era) un ambulatorio gestito da un giovane medico che presta servizio civile). Non trovò nulla (l'aids all'epoca era sconosciuto, soprattutto nelle zone di provenienza). Ero estremamente diffidente nei confronti dell'allora ospedale di Kigali, non c'erano le basilari norme di igiene e troppi ne erano usciti con l'epatite C, così un amico (che viveva lì da tanto) mi portò nella brousse (era più foresta che boscaglia) dove operava un ospedale di Medecins Sans Frontieres, marito e moglie olandesi e un francese, tutti medici. Lì ho visto le difficili condizioni in cui lavoravano, ma sempre nel rispetto del Giuramento di Ippocrate e nel massimo possibile di igiene.
E per ospedale intendo tre o quattro prefabbricati (non ricordo) tipo cantiere, con un laboratorio attrezzato, e una miriade di persone sedute che aspettavano. Alcuni avevano fatto decine di km (a piedi) per arrivare fino lì. (Le statistiche, anni fa davano nell'Africa sub sahariana un medico ogni 50.000 ab. (Spero la situazione sia migliorata). Quei medici operavano in un posto fuori dal mondo, e se ricevevano materiale sanitario e farmaci, significa che già allora Medecins Sans Frontieres era ben organizzata. Gli stranieri pagavano il ticket, un'inezia, qualcosa come 20/50 centesimi attuali. Mi cercarono di tutto, accuratamente, dalla malaria alle più "comuni" malattie infettive del luogo (e ce ne sono diverse), ma il test Elisa non era ancora arrivato.
Nel 1984, quando mi si gonfiarono i linfonodi, mi rivolsi subito al centro medico dell'ambasciata francese (in ogni ambasciata francese c'è (c'era) un ambulatorio gestito da un giovane medico che presta servizio civile). Non trovò nulla (l'aids all'epoca era sconosciuto, soprattutto nelle zone di provenienza). Ero estremamente diffidente nei confronti dell'allora ospedale di Kigali, non c'erano le basilari norme di igiene e troppi ne erano usciti con l'epatite C, così un amico (che viveva lì da tanto) mi portò nella brousse (era più foresta che boscaglia) dove operava un ospedale di Medecins Sans Frontieres, marito e moglie olandesi e un francese, tutti medici. Lì ho visto le difficili condizioni in cui lavoravano, ma sempre nel rispetto del Giuramento di Ippocrate e nel massimo possibile di igiene.
E per ospedale intendo tre o quattro prefabbricati (non ricordo) tipo cantiere, con un laboratorio attrezzato, e una miriade di persone sedute che aspettavano. Alcuni avevano fatto decine di km (a piedi) per arrivare fino lì. (Le statistiche, anni fa davano nell'Africa sub sahariana un medico ogni 50.000 ab. (Spero la situazione sia migliorata). Quei medici operavano in un posto fuori dal mondo, e se ricevevano materiale sanitario e farmaci, significa che già allora Medecins Sans Frontieres era ben organizzata. Gli stranieri pagavano il ticket, un'inezia, qualcosa come 20/50 centesimi attuali. Mi cercarono di tutto, accuratamente, dalla malaria alle più "comuni" malattie infettive del luogo (e ce ne sono diverse), ma il test Elisa non era ancora arrivato.
Re: Africa / Taglio fondi UNAIDS per cura hiv/aids
@Puzzle. Epico il tuo report africano ai "primordi", molto interessante. 
"Memory books africa aids e scrittore di gialli svedese"
Cosa ci fa uno scrittore svedese famoso di gialli in Africa? Perché si interessa di HIV/AIDS? in che modo si è inventato l'opportunità per fare qualcosa, per favorire accesso ai farmaci (negli anni 1995-2000 quando da noi c'erano già farmaci)?
Un altro libro mi parla tra quelli che trovo per caso nelle "free library". Scopro che a scriverlo è uno scrittore famoso svedese di gialli, a me sconosciuto.
Ha a che fare con quella parte di questa infezione che tengo sotto chiave, sepolta sta una barriera spessa, perché è troppo "pesante" e dolorosa.
Si tratta di Henning Mankell. Scopro che avevo un altro libro in casa regalatomi, mai letto ("i cani di Riga").
Il libro trovato per caso parla del progetto "Memory books" in Africa, Uganda. "Muoio ma il mio ricordo vive". Si tratta di libretti lasciati da persone ai propri figli, persone che hanno incontrato nostro stesso coinquilino in zona del pianeta senza farmaci antiretrovirali, hanno dovuto farsene una ragione ed essere lungimiranti per cercare di lasciare a figli il più possibile di loro, pensieri della loro vita che possono essere utili ai loro figli, un piccolo tesoro, come un libro di foto ricordo però fatto di pensieri. Mankell è riuscito a farsi pubblicare un libro sui Memory books da Marsilio, un editorie che pubblicava già molti suoi gialli.
Ovviamente l'impatto emotivo è forte, toccante.
Ora ho nostalgia di quella scrittura, sto leggendo i "Cani di Riga", pur non amando i gialli, i fatti di cronaca cruenti assassini, ma mi piace molto la sua scrittura, è come un dialogo con caro amico, una seduta dallo psicanalista, un ragionamento di logica, una panoramica di storia contemporanea etc etc ... . Insomma ho già tutti i sintomi da dipendenza da libri di H. M.!
"Sembra impossible finché non viene fatto". (Nelson Mandela)
MEMORY BOOKS "Libri della memoria", per Mankell, "i più importanti documenti del nostro tempo".
https://www.ibs.it/io-muoio-ma-ricordo- ... DeALplqhmr
http://www.caffeeuropa.it/cultura/290mankell.html
"Memory books africa aids e scrittore di gialli svedese"
Cosa ci fa uno scrittore svedese famoso di gialli in Africa? Perché si interessa di HIV/AIDS? in che modo si è inventato l'opportunità per fare qualcosa, per favorire accesso ai farmaci (negli anni 1995-2000 quando da noi c'erano già farmaci)?
Un altro libro mi parla tra quelli che trovo per caso nelle "free library". Scopro che a scriverlo è uno scrittore famoso svedese di gialli, a me sconosciuto.
Ha a che fare con quella parte di questa infezione che tengo sotto chiave, sepolta sta una barriera spessa, perché è troppo "pesante" e dolorosa.
Si tratta di Henning Mankell. Scopro che avevo un altro libro in casa regalatomi, mai letto ("i cani di Riga").
Il libro trovato per caso parla del progetto "Memory books" in Africa, Uganda. "Muoio ma il mio ricordo vive". Si tratta di libretti lasciati da persone ai propri figli, persone che hanno incontrato nostro stesso coinquilino in zona del pianeta senza farmaci antiretrovirali, hanno dovuto farsene una ragione ed essere lungimiranti per cercare di lasciare a figli il più possibile di loro, pensieri della loro vita che possono essere utili ai loro figli, un piccolo tesoro, come un libro di foto ricordo però fatto di pensieri. Mankell è riuscito a farsi pubblicare un libro sui Memory books da Marsilio, un editorie che pubblicava già molti suoi gialli.
Ovviamente l'impatto emotivo è forte, toccante.
Ora ho nostalgia di quella scrittura, sto leggendo i "Cani di Riga", pur non amando i gialli, i fatti di cronaca cruenti assassini, ma mi piace molto la sua scrittura, è come un dialogo con caro amico, una seduta dallo psicanalista, un ragionamento di logica, una panoramica di storia contemporanea etc etc ... . Insomma ho già tutti i sintomi da dipendenza da libri di H. M.!
"Sembra impossible finché non viene fatto". (Nelson Mandela)
MEMORY BOOKS "Libri della memoria", per Mankell, "i più importanti documenti del nostro tempo".
https://www.ibs.it/io-muoio-ma-ricordo- ... DeALplqhmr
http://www.caffeeuropa.it/cultura/290mankell.html
Re: Africa / Taglio fondi UNAIDS per cura hiv/aids
Toccante intervista alla responsabile africana agenzia Unaids:
https://www.theguardian.com/global-deve ... e-byanyima
"Byanyima Winnie, direttrice esecutiva dell'agenzia globale Unaids in conferenza a Siviglia, si dice disgustata e devastata, sotto "choc", per la decisione dei tagli U.S.A. sui fondi di contrasto e cura hiv aids in Africa. Si tratta di una decisione di rilevanza letale, con ricadute aumento mortalità hiv/aids correlata.
Byanyima è ingegnere aeronautico in Uganda e politica oltre che responsabile UNaids, dice che i tagli del governo Trump sono la cosa peggiore che le è capitata da quando è responsabile dell'ente dal 2019.
Con le guerre la guerra in Ucraina i fondi avevano già subito dei tagli. È bastata una crisi politica, una decisione di un capo di governo, per ribaltato accordi mondiali per assistenza sanitaria hiv/aids in paesi vulnerabili dal punto di vista sanitario. (fondi stanziati dal governo Bush nel 2003). In Africa dopo 12 milioni di morti a causa di hiv aids prima dei farmaci antiretrovirali, dopo gli sforzi mondiali dei governi ed enti per invertire la rotta mortifera della pandemia... ora il taglio fondi "Pepfar" hanno ridotto il budget per il contrasto e la cura hiv aids del 60%, infatti in Africa non esiste un servizio sanitario nazionale gratuito.
Si tratta di una goccia di denaro per i paesi ricchi, ma può fare molto per popolazioni vulnerabili. I paesi del G7 uomini potenti al governo, tolgono ai poveri. Tuttavia stanno spendendo così di più in armi.
Per creare una tale crisi, dolore, rabbia in territori, nazioni.
Ciò che è tagliato fuori immediatamente sono servizi di prevenzione, servizi nelle cliniche, servizi di supporto ai più vulnerabili (ragazze giovani, MSM, persone che han perso lavoro), sostegno legale, ricerca, cura.
Io stessa devo alla terapia al fatto di essere forte ed essere qui per gli altri.
Dopo il panico e il dolore in cui ci getta questa notizia in previsione delle ricadute che avrà in perdita di vite umane, dobbiamo lavorare sodo per ottimizzare su come salvare vite con meno della metà dei fondi.
La salute è un diritto umano, nessuno dovrebbe morire se noi preveniamo.
I popoli africani stanno lottando, alcuni più di altri. Non ci siamo arresi, non elemosineremo più aiuti. Sforzi saranno fatti per trovare altri fondi rapidamente...
Noi necessitiamo di un debito di giustizia; di tasse giuste. La quantità di beni e risorse espropriate da sud a nord è stata più grande di quanto sia stato i senso contrario, per lungo tempo, e questo è chiaro da vedere.
Il messaggio è chiaro per tutti. il modello di aiuto caritatevole non funziona più. Se la carità e la beneficienza non sono più disponibili, è necessaria la solidarietà internazionale."
https://lespresso.it/c/mondo/2025/06/18 ... Ni684D73-Q
Sudafrica, Cambogia, Ucraina, Uganda: ovunque nel mondo ci sono pazienti che in questi primi sei mesi del 2025 hanno interrotto la terapia per l’Hiv. I medicinali scarseggiano, così come i test diagnostici. Il personale delle organizzazioni mediche e umanitarie che si occupano di Aids e altre malattie infettive è stato decimato dai licenziamenti; tutti sono in cerca di finanziamenti alternativi. È l’impatto globale delle decisioni in materia di salute globale dell’amministrazione Trump II: la mancata riautorizzazione del piano Pepfar – il programma ventennale di aiuti per il contrasto alla diffusione di Hiv e Aids – e soprattutto i tagli alla Usaid, l’agenzia statunitense che sovrintendeva ai programmi di cooperazione internazionale. In connessione ai tagli «un gruppo di esperti internazionali su The Lancet ha stimato che solo nel continente africano si potrebbero verificare un milione di nuove infezioni da Hiv tra i bambini e la morte per cause collegate all’Aids di quasi mezzo milione di minori entro il 2030», ha evidenziato a L’Espresso Stefania Burbo, focal point del Network italiano salute globale. Lo Unaids, il programma delle Nazioni Unite contro l’Hiv/Aids, sta tenendo traccia sul proprio sito della crisi causata dai tagli agli aiuti americani.
https://www.theguardian.com/global-deve ... e-byanyima
"Byanyima Winnie, direttrice esecutiva dell'agenzia globale Unaids in conferenza a Siviglia, si dice disgustata e devastata, sotto "choc", per la decisione dei tagli U.S.A. sui fondi di contrasto e cura hiv aids in Africa. Si tratta di una decisione di rilevanza letale, con ricadute aumento mortalità hiv/aids correlata.
Byanyima è ingegnere aeronautico in Uganda e politica oltre che responsabile UNaids, dice che i tagli del governo Trump sono la cosa peggiore che le è capitata da quando è responsabile dell'ente dal 2019.
Con le guerre la guerra in Ucraina i fondi avevano già subito dei tagli. È bastata una crisi politica, una decisione di un capo di governo, per ribaltato accordi mondiali per assistenza sanitaria hiv/aids in paesi vulnerabili dal punto di vista sanitario. (fondi stanziati dal governo Bush nel 2003). In Africa dopo 12 milioni di morti a causa di hiv aids prima dei farmaci antiretrovirali, dopo gli sforzi mondiali dei governi ed enti per invertire la rotta mortifera della pandemia... ora il taglio fondi "Pepfar" hanno ridotto il budget per il contrasto e la cura hiv aids del 60%, infatti in Africa non esiste un servizio sanitario nazionale gratuito.
Si tratta di una goccia di denaro per i paesi ricchi, ma può fare molto per popolazioni vulnerabili. I paesi del G7 uomini potenti al governo, tolgono ai poveri. Tuttavia stanno spendendo così di più in armi.
Per creare una tale crisi, dolore, rabbia in territori, nazioni.
Ciò che è tagliato fuori immediatamente sono servizi di prevenzione, servizi nelle cliniche, servizi di supporto ai più vulnerabili (ragazze giovani, MSM, persone che han perso lavoro), sostegno legale, ricerca, cura.
Io stessa devo alla terapia al fatto di essere forte ed essere qui per gli altri.
Dopo il panico e il dolore in cui ci getta questa notizia in previsione delle ricadute che avrà in perdita di vite umane, dobbiamo lavorare sodo per ottimizzare su come salvare vite con meno della metà dei fondi.
La salute è un diritto umano, nessuno dovrebbe morire se noi preveniamo.
I popoli africani stanno lottando, alcuni più di altri. Non ci siamo arresi, non elemosineremo più aiuti. Sforzi saranno fatti per trovare altri fondi rapidamente...
Noi necessitiamo di un debito di giustizia; di tasse giuste. La quantità di beni e risorse espropriate da sud a nord è stata più grande di quanto sia stato i senso contrario, per lungo tempo, e questo è chiaro da vedere.
Il messaggio è chiaro per tutti. il modello di aiuto caritatevole non funziona più. Se la carità e la beneficienza non sono più disponibili, è necessaria la solidarietà internazionale."
https://lespresso.it/c/mondo/2025/06/18 ... Ni684D73-Q
Sudafrica, Cambogia, Ucraina, Uganda: ovunque nel mondo ci sono pazienti che in questi primi sei mesi del 2025 hanno interrotto la terapia per l’Hiv. I medicinali scarseggiano, così come i test diagnostici. Il personale delle organizzazioni mediche e umanitarie che si occupano di Aids e altre malattie infettive è stato decimato dai licenziamenti; tutti sono in cerca di finanziamenti alternativi. È l’impatto globale delle decisioni in materia di salute globale dell’amministrazione Trump II: la mancata riautorizzazione del piano Pepfar – il programma ventennale di aiuti per il contrasto alla diffusione di Hiv e Aids – e soprattutto i tagli alla Usaid, l’agenzia statunitense che sovrintendeva ai programmi di cooperazione internazionale. In connessione ai tagli «un gruppo di esperti internazionali su The Lancet ha stimato che solo nel continente africano si potrebbero verificare un milione di nuove infezioni da Hiv tra i bambini e la morte per cause collegate all’Aids di quasi mezzo milione di minori entro il 2030», ha evidenziato a L’Espresso Stefania Burbo, focal point del Network italiano salute globale. Lo Unaids, il programma delle Nazioni Unite contro l’Hiv/Aids, sta tenendo traccia sul proprio sito della crisi causata dai tagli agli aiuti americani.