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Autore Messaggio
MessaggioInviato: giovedì 21 dicembre 2017, 8:16 
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Riprendo dal thread Alternative ai vaccini terapeutici per la fase di "kill" un post dedicato alle DART un paio d'anni fa, cui poi seguirà un aggiornamento dal congresso di Miami sulla persistenza di HIV.

Dora ha scritto:
PROTEINE DART® (Dual-Affinity Re-Targeting) PER MEDIARE LA DISTRUZIONE DA PARTE DEI CD8 DEI CD4 LATENTEMENTE INFETTI

Le DART® sono delle molecole bi-specifiche prodotte da MacroGenics mettendo insieme delle proteine (degli anticorpi) in modo da renderle capaci di colpire – con una sola molecola – bersagli multipli.

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Sono una tecnologia molto flessibile, che può essere utilizzata per indirizzare le cellule killer del sistema immunitario contro tumori solidi o del sangue, oppure per modulare il segnale dei linfociti B e bloccare la produzione di citochine nelle malattie auto-immuni, o anche – ed è qui che diventano interessanti per noi – per colpire epitopi virali, magari in futuro anche coniugandole con immunotossine (cioè proteine bifunzionali, che – come la 3P3-PE38 cui ho fatto cenno sopra - sono formate da un anticorpo e da una tossina).

Immagine

Altro pregio delle DART è di essere molecole piccole, che penetrano facilmente nei tessuti e nei tumori. La loro struttura è compatta e le rende particolarmente adatte a formare dei contatti stabili fra cellula target e cellula effettore.
Nella loro versione iniziale, queste proteine avevano il difetto di un’emivita nel siero molto breve, quindi richiedevano una scomodissima infusione continua. Ora sono state modificate e rimangono in circolazione per il tempo che serve per una somministrazione più comoda ed efficace.

Questa classe di molecole bispecifiche è già stata studiata in vivo in diversi trial su diverse neoplasie e si è visto sia che è efficace a dosaggi molto più bassi rispetto a quelli usati in genere per i mABs, sia che ha un profilo di sicurezza accettabile.

Grazie alla collaborazione fra Duke University (Barton Haynes) e University of North Carolina, Chapel Hill (David Margolis), è stata sviluppata HIVxCD3 DART. Si tratta di una proteina DART che combina due anticorpi non neutralizzanti – A32 e 7B2 – che si legano rispettivamente alle parti più conservate della proteina Env di HIV, gp120 e gp41, stimolando la citotossicità mediata da cellule dipendente da anticorpi (ADCC) per distruggere le cellule infettate da diversi sottotipi di HIV, con hXR32, un anticorpo anti-CD3 che dirige la DART verso i linfociti T (genericamente - i CD3), reindirizzandoli contro le cellule che esprimono anche bassissimi livelli di Env sulla loro superficie.


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Il lavoro da cui sto traendo queste informazioni è stato pubblicato a fine settembre sul Journal of Clinical Investigation: Dual-Affinity Re-Targeting proteins direct T cell–mediated cytolysis of latently HIV-infected cells.
Qui Margolis, Haynes e colleghi hanno dimostrato la capacità delle HIVxCD3 DART di riconoscere i CD4 che esprimevano la Env di HIV e reindirizzare i CD8 contro i CD4 infetti per distruggerli.

Sono stati fatti diversi esperimenti, in cui sono state usate linee cellulari, ma sono anche stati prelevati i linfociti T a persone sieronegative e a persone con HIV in terapia e poi i CD4 sono stati (re)infettati sia con diversi sottotipi di HIV, sia con virus riattivato dal reservoir latente di ciascun paziente.
In tutti gli esperimenti, le DART hanno reindirizzato i CD8 a distruggere le cellule infette. Non solo, ma dal momento che le DART esprimono genericamente il CD3, anche i CD4 sono stati stimolati a svolgere il loro ruolo citotossico (questo fenomeno sarà da approfondire per capire se può verificarsi anche in vivo).
In sintesi, questa attività citolitica genericamente dei linfociti T mediata dalle DART si è rivolta sia contro linee cellulari di CD4 che esprimevano la Env di HIV, sia contro CD4 attivati di persone HIV negative infettati in vitro con diversi tipi di HIV, sia contro i CD4 attivati di persone HIV+ in ART reinfettati in vitro, sia – infine – contro i CD4 quiescenti di persone con HIV in terapia, esposti ex vivo all’azione anti-latenza del vorinostat.

È stato molto importante dimostrare che le DART stimolavano l’attività dei CD8 di persone da tempo in terapia. Ma l’esperimento più interessante è l’ultimo elencato, in cui si è riprodotta una situazione di “shock and kill”, perché si è visto che le HIVxCD3 DART potrebbero essere testate in vivo combinandole con qualche farmaco anti-latenza.


Dall'Eighth International Workshop on HIV Persistence during Therapy un aggiornamento su HIVxCD3 DART: Preclinical development of a bispecific HIV x CD3 DART molecule that redirects T cells to kill HIV envelope (env)-expressing cells.
I ricercatori della Duke e della North Carolina at Chapel Hill che hanno collaborato con MacroGenics hanno riferito al congresso di MGD014, una DART bispecifica, che colpisce le cellule infette che esprimono la proteina Env di HIV in modo da renderle riconoscibili ed eliminabili da parte dei CD8.
MGD014 è costruita utilizzando un anticorpo non-neutralizzante che si chiama A32 e che è attivo contro un ampio spettro di ceppi di HIV e si è osservato che ha un'alta affinità a legarsi con gli antigeni virali espressi dai CD4 infetti.
In vitro è riuscita a reindirizzare i CD8 in modo da far loro distruggere efficacemente i CD4 infetti - e questo l'ha fatto sia con i CD8 di persone senza HIV, sia con quelli con HIV e in terapia soppressiva.
Ex vivo è riuscita a mediare la distruzione di CD4 quiescenti prelevati da persone con infezione controllata dalla ART, che erano state esposte a dosi clinicamente rilevanti di vorinostat, per obbligare il virus latente integrato a trascriversi.
Infine, in vivo è stata somministrata a topi umanizzati (BLT) con viremia soppressa dalla ART e ha mediato la riduzione dell'RNA virale associato alle cellule, sia nel sangue sia nei tessuti. Inoltre, ha favorito un ritardo nel rebound della viremia quando la ART è stata sospesa.
Altro passo avanti in vivo sono stati studi di tossicologia su scimmie non infettate: l'MGD014 è stato somministrato per via intravenosa, una volta alla settimana per 6 settimane, a dosaggi crescenti (0, 0.1, 1 o 10 mg/kg) e a livelli crescenti in base al dosaggio si è legato ai CD3 (~2%, 30% o 100%).
Non ci sono state tossicità, né si è vista produzione di citochine nel siero, né i linfociti T si sono attivati.

La conclusione di Margolis e colleghi è che i dati clinici supportino il passaggio dell'MGD014 alla fase clinica come immunoterapia che possa facilitare l'eliminazione delle cellule infette esprimenti la proteina Env.

Sta dunque per partire uno studio di fase I per studiare sicurezza e tollerabilità di questa DART in persone con infezione con HIV ben controllata dalla ART.


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MessaggioInviato: giovedì 28 giugno 2018, 5:45 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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In partenza il primo trial clinico su DART® (Dual-Affinity Re-Targeting): MGD014 in HIV-Infected Individuals on Suppressive Antiretroviral Therapy.

È stato iscritto solo ieri in ClinicalTrials.gov, quindi non sta ancora reclutando i partecipanti, è sponsorizzato e diretto da MacroGenics, vede la collaborazione del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e si svolgerà alla University of North Carolina Chapel Hill, con Julia Sung a capo dei ricercatori.

Sarà una fase I, in aperto, volta a determinare sicurezza, farmacocinetica e farmacodinamica di una singola o molteplici infusioni di MGD014 in 26 persone con HIV-1 RNA < 50 copie/mL in 2 prelievi nei 12 mesi precedenti l'inizio del trial e stabilmente in terapia antiretrovirale da più di 6 mesi al momento dello screening.

La sperimentazione si dividerà in due parti: nella prima, l'unica dose verrà progressivamente aumentata, così da poter anche stabilire il dosaggio migliore (Optimal Biologic Dose - OBD); nella seconda, l'OBD determinata nella prima sarà somministrata più volte, in modo da iniziare a vedere se l'MGD014 ha qualche effetto sul reservoir latente di HIV e anche se si creano anticorpi anti-MGD014.


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MessaggioInviato: giovedì 28 giugno 2018, 10:15 
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Iscritto il: domenica 26 febbraio 2017, 22:44
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Località: Milano
Dora una cosa non mi è chiara, visto che queste molecole agiscono rendendo riconoscibili ai cd8 le cellule infette che esprimono parte di env di HIV, se le persone sono stabilmente azzerate la maggior parte dei reservoirs non è comunque aggredibile o sbaglio (quale è la % di reservoirs che esprimono anche parte di env)?

grazie!!!!

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Una pianificazione attenta non sostituirà mai una bella botta di culo!


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MessaggioInviato: giovedì 28 giugno 2018, 10:46 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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Gabriel81 ha scritto:
Dora una cosa non mi è chiara, visto che queste molecole agiscono rendendo riconoscibili ai cd8 le cellule infette che esprimono parte di env di HIV, se le persone sono stabilmente azzerate la maggior parte dei reservoirs non è comunque aggredibile o sbaglio (quale è la % di reservoirs che esprimono anche parte di env)?

Credo che nelle cellule in vero stato di latenza la percentuale sia molto vicina a zero. Non so se nelle cellule quiescenti latentemente infette all'inizio della fase di riattivazione almeno qualche traccia di Env sia misurabile. Forse sì e in quel caso magari i CD8 reindirizzati riescono a vedere che c'è qualcosa che non va, però è chiaro che questo approccio deve essere integrato da un qualche stimolo alla trascrizione del virus - sarebbe la parte di "kill" di uno "shock and kill" classco.
Lo studio che parte adesso è monco, come è giusto che sia dal momento che è la prima volta che si usano le DART in persone con HIV: non si preoccupa molto dell'efficacia antivirale delle HIVxCD3 DART che, se passeranno il test della sicurezza, dovranno poi essere viste in azione contro cellule in cui il virus latente sia stato riattivato.


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