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MessaggioInviato: martedì 30 agosto 2011, 19:28 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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Esce su AIDS una lettera, scritta da un gruppo di ricerca guidato dal professor Taisheng Li dell’Università di Pechino, in cui si dimostra che l’HIV rimane rilevabile nel liquido lacrimale della maggior parte dei pazienti, nonostante la viremia nel sangue sia azzerata grazie a una HAART efficace. Questo fa pensare che si sia individuato un nuovo reservoir nelle ghandole lacrimali o in altri tessuti connessi alle lacrime.

È stato fatto uno studio trasversale su 21 pazienti HIV+ (16 con viremia plasmatica irrilevabile da almeno 3 mesi, 2 naive e 3 in fallimento terapeutico) e 5 controlli. Nessuno di questi pazienti presentava sintomi clinici di problemi oftalmici.
Sono state fatte PCR qualitative e quantitative. In tutti i partecipanti allo studio l’HIV RNA è stato misurato nelle lacrime mediante il bDNA, e in 7 casi anche con la TaqMan.
La viremia presente nelle lacrime è stata piuttosto alta: di 5.181 ± 7.283 copie/ml in 16 soggetti con viremia plasmatica irrilevabile e di 4.477 ± 5.276 copie/ml nei 5 pazienti con viremia rilevabile. Nei controlli non si è trovato nulla.

Lafeuillade ha chiesto al professor Taisheng Li perché si siano messi a studiare questo particolare fluido corporeo e la risposta è stata che volevano raccogliere delle lacrime per separare sequenze genetiche del virus (env, gag o pol), per poter confrontare le differenze nelle sequenze genomiche dell’HIV fra lacrime, sangue e PBMC (cellule mononucleate del sangue periferico). Con l’aiuto di psicologi hanno indotto al pianto i pazienti (dopo che questi avevano dato il consenso informato, naturalmente). Hanno quindi raccolto e congelato il liquido lacrimale sul quale hanno poi indagato la presenza del virus.

Lafeuillade ha poi chiesto a Taisheng Li se l’HIV RNA presente nelle lacrime sia infettivo e la risposta è stata che non hanno potuto verificarlo in questo studio, ma è stata confermata la presenza nelle lacrime sia di HIV RNA sia di frammenti di RNA, pur in presenza di soppressione virale nel sangue. Da qui hanno tratto il suggerimento di stare attenti quando si fanno interventi agli occhi.

I risultati di questo studio cinese, che confermano osservazioni che risalgono addirittura al 1985 sull’isolamento del virus nelle lacrime, fanno ipotizzare che le ghiandole lacrimali e/o altri tessuti associati alle lacrime possano costituire un nuovo reservoir dell’HIV. Quindi il prossimo passo della ricerca sarà quello di provare a duplicare il virus e isolarne una sequenza genomica completa mediante le PBMC o altre linee cellulari messe a cultura.

Le domande che nascono da questo studio, secondo i suoi autori:

1. Come ha fatto l’HIV a entrare nelle lacrime? In certe patologie oculistiche si è visto che i CD4, i macrofagi e le cellule dendritiche possono infiltrare la ghiandola lacrimale, la cornea e la congiuntiva. Quindi è possibile che queste cellule, se infette, rilascino del virus.

2. Perché la HAART non è riuscita a sopprimere il virus nelle lacrime? Gli antiretrovirali ci arrivano davvero nelle lacrime? Gli enzimi presenti nelle lacrime potrebbero essere in grado di sopprimere o bloccare l’azione dei farmaci?

3. Qual è l’informazione genetica dell’HIV presente nelle lacrime? Servono altri esperimenti per comprenderne il sottotipo, il tropismo, la resistenza agli antiretrovirali, etc.

4. La carica virale presente nelle lacrime sta in qualche correlazione con altri parametri? Gli scienziati cinesi non hanno rilevato alcuna correlazione con età, genere, viremia plasmatica al basale, numero dei CD4, durata della soppressione virale o viremia plasmatica corrente.

5. La viremia nelle lacrime è in correlazione con problemi oftalmici? Molte persone HIV+ soffrono di cheratocongiuntiviti, secchezza oculare e altri problemi agli occhi, ma nessuno dei soggetti partecipanti allo studio presentava manifestazioni di tipo oftalmico e pare che queste si correlino con maggior probabilità con la viremia intraoculare, piuttosto che con le lacrime.




Detection of HIV-1 viruses in tears of patients even under long-term highly active antiretroviral therapy


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MessaggioInviato: martedì 30 agosto 2011, 19:35 
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MessaggioInviato: martedì 30 agosto 2011, 23:30 
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Iscritto il: sabato 19 marzo 2011, 1:18
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Dora ha scritto:
Lafeuillade ha poi chiesto a Taisheng Li se l’HIV RNA presente nelle lacrime sia infettivo e la risposta è stata che non hanno potuto verificarlo in questo studio


Il pH del liquido seminale è solitamente compreso tra 7,5 e 7,8 e trasmette il virus benissimo
Il pH della saliva è solitamente compreso tra pH 6.35 e 6.85 (si puo alzare fino a 7,5 solo dopo mangiato), quindi troppo basso e il virus viene inattivato molto velocemente
Il pH delle lacrime medio è secondo alcuni siti internet di oftalmica varia tra 6,8 e 7,4, a secondo altri siti tra 6,4 e 7,8. A seguire la seconda ipotesi è possibile una eventuale trasmissione.

Almeno c'è la questione dell'ossidazione con l'aria. Le quantità sono talmente ridotte che il virus ha davvero poco tempo per agire prima che una lacrima si asciughi


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MessaggioInviato: mercoledì 31 agosto 2011, 0:42 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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skydrake ha scritto:
Dora ha scritto:
Lafeuillade ha poi chiesto a Taisheng Li se l’HIV RNA presente nelle lacrime sia infettivo e la risposta è stata che non hanno potuto verificarlo in questo studio


Il pH del liquido seminale è solitamente compreso tra 7,5 e 7,8 e trasmette il virus benissimo
Il pH della saliva è solitamente compreso tra pH 6.35 e 6.85 (si puo alzare fino a 7,5 solo dopo mangiato), quindi troppo basso e il virus viene inattivato molto velocemente
Il pH delle lacrime medio è secondo alcuni siti internet di oftalmica varia tra 6,8 e 7,4, a secondo altri siti tra 6,4 e 7,8. A seguire la seconda ipotesi è possibile una eventuale trasmissione.

Almeno c'è la questione dell'ossidazione con l'aria. Le quantità sono talmente ridotte che il virus ha davvero poco tempo per agire prima che una lacrima si asciughi

Mah, guarda, secondo me qui il problema, più che nella trasmissione eventuale ad altri, è che, se il virus nelle lacrime è capace di replicazione e in quel comparto gli ARV non ci arrivano, da lì ripopola in un attimo un organismo "ripulito" da HAART e farmaci eradicanti. Il che è un ennesimo colpo per le speranze di eradicazione.


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MessaggioInviato: mercoledì 31 agosto 2011, 21:01 
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Iscritto il: mercoledì 23 luglio 2008, 21:07
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Madonna santa, è da ieri che ci penso e la rileggo, quindi se tanto mi da tanto, in realtà la replicazione dovrebbe esserci e quindi pure la contagiosità. Figuriamoci se, è appurato quello riportato da Sky, e a quanto sta scritto nello studio, la presenza di viremia pur sotto HAART è presente, senza terapia allora? Ma a parte questo, la finalità dello studio è capire perchè l'HAART non eradica? O quanto siamo impestati di reservoir ovunque? Immagine


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MessaggioInviato: mercoledì 31 agosto 2011, 21:11 
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Iscritto il: domenica 17 agosto 2008, 12:01
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va be nemmeno più il diritto a piangere....io quando piango mi scendono solo dei gran lacrimoni, da adesso devo pure allontanare chi mi è vicino?
vi prego no


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MessaggioInviato: mercoledì 31 agosto 2011, 21:16 
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Iscritto il: mercoledì 23 luglio 2008, 21:07
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carletto ha scritto:
va be nemmeno più il diritto a piangere....io quando piango mi scendono solo dei gran lacrimoni, da adesso devo pure allontanare chi mi è vicino?
vi prego no


No dai ma a questo punto 'sti reservoir sono ovunque, hai voglia a sterminarli tutti!


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MessaggioInviato: mercoledì 31 agosto 2011, 21:59 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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melisanda ha scritto:
Madonna santa, è da ieri che ci penso e la rileggo, quindi se tanto mi da tanto, in realtà la replicazione dovrebbe esserci e quindi pure la contagiosità.

In realtà, questo lo studio non lo dice: non sanno se quello che è stato isolato nelle lacrime sia un virus capace di replicarsi, né se sia uguale geneticamente al virus presente nel resto del corpo o sia mutato e magari divenuto resistente ai farmaci. Inoltre, non è detto che la ridotta quantità di virus all'interno di un liquido organico significhi necessariamente che l'HIV possa essere trasmesso attraverso quel liquido (basti pensare alla saliva; ovviamente la saliva in sé, senza evidenti tracce di sangue).
Direi che, dato che lo si sa praticamente dall'inizio dell'epidemia e non risulta che mai nessuno si sia infettato attraverso le lacrime, come fonte di infezione è trascurabile e gli inviti alla cautela da parte di chi ha scritto l'articolo sono messi lì pro forma (e poi vorrei vedere un medico che opera un qualsiasi paziente agli occhi senza prendere le ovvie e solite precauzioni!).

Quello che però hanno visto è che c'è dell'HIV RNA nelle lacrime di persone in HAART con viremia plasmatica irrilevabile. Quindi capire perché la HAART non arriva fin nelle ghiandole lacrimali e nei tessuti circostanti è importante, perché forse c'è qualcosa (Skydrake parlava di pH, i cinesi parlavano di qualche enzima) che neutralizza l'azione degli antiretrovirali.


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MessaggioInviato: mercoledì 31 agosto 2011, 22:30 
Dora ha scritto:
Le domande che nascono da questo studio, secondo i suoi autori:

1. [u]Come ha fatto l’HIV a entrare nelle lacrime?


Qualcosa non mi quadra: se già si sapeva della presenza del virus nelle lacrime, come mai solo in seguito a questo studio si pongono questo interrogativo?
Magari è una cavolata, nel senso che era semplicemente sottinteso "come ha fatto ad entrare nelle lacrime, nonostante la HAART".
E comunque, pensandoci, anche in questo caso la domanda dovrebbe essere (come in effetti poi fanno) "come mai la presenza del virus persiste, nonostante la HAART?" :?: :?


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MessaggioInviato: mercoledì 31 agosto 2011, 22:40 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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bluevelvet ha scritto:
Dora ha scritto:
Le domande che nascono da questo studio, secondo i suoi autori:

1. [u]Come ha fatto l’HIV a entrare nelle lacrime?


Qualcosa non mi quadra: se già si sapeva della presenza del virus nelle lacrime, come mai solo in seguito a questo studio si pongono questo interrogativo?

Come accennavo nel mio primo messaggio, i lavori citati dall'articolo in bibliografia su studi che rilevavano la presenza del virus nelle lacrime risalgono al 1985, 1986, 1987. Non li ho letti, quindi è possibile che abbiano individuato la via d'ingresso; ma mi pare assai improbabile, perché dai cinesi viene ancor oggi soltanto ipotizzata (CD4, macrofagi e cellule dendritiche).

Cita:
Magari è una cavolata, nel senso che era semplicemente sottinteso "come ha fatto ad entrare nelle lacrime, nonostante la HAART".
E comunque, pensandoci, anche in questo caso la domanda dovrebbe essere (come in effetti poi fanno) "come mai la presenza del virus persiste, nonostante la HAART?" :?: :?

A fine anni '80 la HAART era di là da venire, quindi chiedersi come potesse esserci del virus nonostante la HAART era una domanda allora impossibile e tutte le persone che entravano in osservazione avevano viremie plasmatiche rilevabilissime, se solo qualcuno fosse stato capace di rilevarle.

Se lo chiedono soltanto adesso i cinesi, forse perché nei 20 e più anni intercorsi, una volta dato per quasi sicuro che le lacrime non fossero veicolo d'infezione, ci si è rivolti a liquidi organici più importanti, mentre ora la ricerca di nuovi reservoir ha un senso. E' naturalmente soltanto una mia ipotesi.


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