HIVforum.info

HIV e AIDS INFO e aiuto sulla sieropositività: si discute di HIV e AIDS, dei problemi della sieropositività, di farmaci e ricerca scientifica.
               
                   Facebook                   Twitter                
            
Oggi è venerdì 23 giugno 2017, 2:35

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 15 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2  Prossimo
Autore Messaggio
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 16:46 
Non connesso

Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
Messaggi: 5782
Immagine

Su Panorama è uscito ieri un articolo che, se forse sottostima il numero di persone che hanno l'infezione da HIV in Italia e non lo sanno, dipinge una situazione su cui dovrebbero riflettere tutte le persone che non sono in terapia.


Aids: avvocati, +10% cause legate a infezione da Hiv in ultimi 2 anni

    Roma, 12 ott. (AdnKronos Salute) - Il virus dell'Hiv fa meno paura e non è più un tema sotto i riflettori. Ma l'incidenza non è diminuita e, anzi, aumentano i comportamenti a rischio penale. Secondo gli avvocati del network 'View Legal Net' (con associati in tutta Italia), le cause legate all’infezione da Hiv sono cresciute di circa il 10% negli ultimi due anni.

    In Italia, 60 mila pazienti non raggiungono il controllo della carica virale con le terapie, rimanendo in grado di contagiare i partner: si stima inoltre che circa 12 mila persone siano infette senza saperlo. Ogni anno sono circa 3.800 le nuove infezioni da Hiv, di cui l’84% riguarda persone che l'hanno contratta attraverso rapporti sessuali. Dietro ai dati, ci sono storie personali e spesso retroscena etici e legali, per cui si può anche rischiare il carcere. A meno che il sieropositivo "non ne è a conoscenza, perché non ha sintomi e non ha fatto il test di recente. Se 'involontariamente' infetta una persona con cui ha avuto rapporti e che può risalire a lui - chiarisce l'avvocato Salvatore Frattallone, penalista ed esperto in diritto della privacy e protezione dei dati personali - in questo caso va esclusa la sua punibilità perché non è in dolo né in colpa".

    Allo stesso modo una donna che non sa di essere contagiata e trasmette al figlio l’Hiv durante il parto "non è punibile perché non sapeva del suo stato e quindi ha agito senza dolo né colpa. Diverso, naturalmente, se la donna, già consapevole del suo stato di salute prima di rimanere incinta, abbia deliberatamente scelto di avere un figlio, accettando il rischio della sua morte o delle sue lesioni, a causa di un probabile contagio. In questo caso, la condotta diventa penalmente rilevante a titolo di dolo eventuale, ed è quindi l’ipotesi più grave", prosegue.

    Il diritto alla privacy del sieropositivo non si discute. "Ha diritto alla protezione della 'notizia' relativa al suo stato morboso - sottolinea il legale - e le strutture sanitarie sono autorizzate a comunicarlo ad altri solo se c’è stata una preventiva delega scritta. I profili attinenti alla tutela della dignità dell’infetto e alla 'data protection' si pongono in frizione con la tutela della salute, a fini di prevenzione, di coloro che potrebbero essere contagiati", riconosce spiegando che questo "scoglio è arginabile solo attraverso campagne di sensibilizzazione per 'convincere' la persona infetta a rendere noto il proprio stato almeno alle persone con cui ha rapporti sessuali". Ma la decisione finale spetta solo al diretto interessato.

    E ancora, se il sieropositivo ha 'confessato' e il partner decide consapevolmente di rinunciare all'uso di protezioni per scongiurare il contagio "la punibilità non può assolutamente ritenersi esclusa: la vita è infatti un diritto indisponibile e il solo fatto di aver accettato il rischio che l’altra persona potesse contrarre il virus, rende punibile l’untore a titolo di dolo eventuale per il reato, se dovessero verificarsi, di lesioni o omicidio volontari".

    E se il contagio avviene a causa di una svista, ci sono gli estremi per una causa? "In tal caso - afferma Frattallone - occorrerà accertare in giudizio che il sieropositivo abbia realmente adottato tutte le precauzioni necessarie ad evitare il contagio, poiché, in caso contrario, sarebbe punibile soltanto a titolo di colpa. Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, infatti, l’untore è punibile anche nel caso in cui abbia sperato, anche solo per ignoranza, di non trasmettere lo stato morboso al proprio partner e invece lo ha contagiato veramente", conclude.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 17:12 
Non connesso

Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
Messaggi: 5782
Su Affari Italiani alcuni casi nei dettagli:

    Gli avvocati del network View Legal Net (con associati in tutta Italia) hanno constatato un aumento delle cause legate all’infezione da HIV di circa il 10% negli ultimi due anni.
    Vediamo allora quali sono le situazioni per le quali il giudice può entrare nel merito di ciò che avviene in camera da letto, con l’aiuto dell’Avvocato Salvatore Frattallone, penalista ed esperto in diritto della privacy e protezione dei dati personali:

    D. Avvocato, la questione è tutt’altro che semplice e si può arrivare a rischiare il carcere, allora spieghiamo quali sono i casi più frequenti in cui si può commettere un reato. Poniamo il caso di un soggetto che si è infettato, magari un anno prima, ma che non ne è a conoscenza perché non ha sintomi e non ha fatto il test di recente. Il soggetto ha una vita sessuale attiva e ‘involontariamente’ infetta una persona con cui ha avuto rapporti e che può risalire a lui. Può denunciarlo? Che reato si configura? Cosa rischia?
    R. Le Sezioni Unite, nel 2014 sono state esplicite nel prevedere che nei casi di contagio da HIV è necessaria una previa indagine circa l'effettiva volontà di contagio da parte della persona infetta : occorre, ai fini della rilevanza penale della condotta, che l’evento derivato dal contagio (la morte o le lesioni) sia voluto dal reo.
    Nel caso ipotizzato, se l’infetto non è a conoscenza del proprio stato di sieropositività (purché ciò risulti processualmente accertato, grazie all’assenza di elementi idonei a provare il contrario, come ad esempio la mancanza di sintomatologia) è indice del difetto di consapevolezza: va quindi esclusa la sua punibilità perché non è in dolo né in colpa.

    D. Altra ipotesi: il soggetto X sa di essere infetto e prende precauzioni per evitare di contagiare il/i partner, come l’uso di profilattici, ma non comunica nulla circa la propria condizione alle persone che hanno rapporti con lui.
    R. Ogni persona ha diritto alla tutela della propria privacy, come legislativamente previsto dal D.L.vo n° 196/2003 (Codice Privacy). La diffusione e/o la comunicazione dei dati sensibili senza che vi sia stato il consenso dell’interessato integrano infatti un’ipotesi di trattamento illecito penalmente rilevante. Difatti quei dati personali che sono idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale della persona godono di una tutela rafforzata. Il soggetto affetto da HIV, quindi, ha diritto alla protezione della “notizia” relativa al suo stato morboso e le strutture sanitarie sono autorizzate a comunicarlo a soggetti terzi (ivi compresi il coniuge o i conviventi) solo se c’è stata una preventiva delega scritta rilasciata dall’interessato. I profili attinenti alla tutela della dignità dell’infetto e alla “data protection” si pongono in frizione con i profili di tutela della salute, a fini di prevenzione, di coloro che potrebbero essere contagiati: allo stato attuale lo scoglio è arginabile solo attraverso campagne di sensibilizzazione volte a “convincere” la persona infetta a rendere noto il proprio stato almeno alle persone con cui intrattiene rapporti sessuali. La comunicazione, però, è una decisione che spetta esclusivamente all’interessato.

    D. Veniamo ad un altro caso: il soggetto sa di essere infetto, lo comunica al partner di turno che decide consapevolmente di rinunciare all’uso di protezioni atte a scongiurare il contagio. Non entriamo nel merito del buon senso, ma atteniamoci a quello giuridico.
    R. In una situazione del genere la punibilità non può assolutamente ritenersi esclusa dalla scriminante del “consenso dell’avente diritto”, (art. 50 c.p.). La vita è infatti un diritto indisponibile e il solo fatto di aver accettato il rischio che l’altra persona potesse contrarre il virus, riportando lesioni gravissime o, addirittura, perdendo la vita, rende punibile l’untore a titolo di dolo eventuale per il reato, rispettivamente, di lesioni o omicidio volontari. Quando invece il sieropositivo, pur consapevole della sua malattia, abbia agito nella convinzione (anche infondata) che l’evento non si sarebbe mai verificato, la punibilità del relativo reato, se il contagio avviene, sarà a titolo di colpa aggravata dalla previsione dell'evento. Dovrà sussistere la prova, aldilà di ogni ragionevole dubbio, che il contagio è derivato esclusivamente da quel rapporto sessuale, piuttosto che – in ipotesi – da emotrasfusioni di sangue infetto o da ulteriori rapporti occasionali con soggetti diversi.

    D. Un’altra situazione, non meno importante: il soggetto sa di essere infetto e mette al corrente il partner, entrambi decidono di comune accordo di assumere protezioni adeguate ma il contagio avviene a causa di una svista (raro ma possibile). Ci sono gli estremi per una causa?
    R. In tal caso occorrerà accertare in giudizio che il soggetto affetto da HIV abbia realmente adottato tutte le precauzioni del caso, atte ad evitare il contagio, poiché, in caso contrario, sarebbe punibile soltanto a titolo di colpa. Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, infatti, l’untore è punibile anche nel caso in cui abbia sperato, anche solo per ignoranza, di non trasmettere lo stato morboso al proprio partner e invece lo ha contagiato veramente. Essere penalmente responsabili per colpa significa aver violato le più comuni regole di prudenza. Solo nell’ipotesi in cui il giudice dovesse ritenere che il soggetto malato abbia fatto tutto il possibile per evitare il contagio, allora la sua punibilità sarà esclusa.

    D. Ultimo caso: una madre, che non sa di essere infetta, trasmette al figlio l’HIV durante il parto: è punibile?
    R. Anche in questo caso, come nel primo trattato, difetta un elemento essenziale ai fini della rilevanza penale: l’elemento soggettivo. La madre non è punibile perché non sapeva del suo stato e quindi ha agito senza dolo né colpa. Diverso, naturalmente, è il caso in cui la donna, già consapevole del suo stato di salute prima di rimanere incinta, abbia deliberatamente scelto di avere un figlio, accettando il rischio della sua morte o delle sue lesioni, a causa di un probabile contagio. Qualora uno di questi eventi si verifichi, la condotta diventa penalmente rilevante a titolo di dolo eventuale, ed è quindi l’ipotesi più grave. La donna sarebbe altresì punibile, ma soltanto per colpa cosciente, nel caso in cui avesse creduto che il contagio mai si sarebbe potuto verificare. D’altronde, al giorno d’oggi è ben possibile che donne sieropositive partoriscano figli sani, grazie anche alle terapie preventive cui vengono sottoposte che azzerano il rischio di contagio per il neonato.

    D. Di recente, sono peraltro stati effettuati dei test sperimentali che consentirebbero la guarigione definitiva dalla malattia, eliminandola non solo dal sangue, ma anche dal DNA: i risultati del test, effettuato su 50 pazienti, non arriveranno però prima di 5 anni.
    R. Il fatto che il virus possa, se adeguatamente trattato, scomparire nella persona contagiata non toglie nulla alla responsabilità di chi può trasmetterla: se una persona può guarire dalle lesioni riportate a causa di un pugno sferrato al suo volto, ciò non esclude l’illiceità penale della condotta dell’aggressore. Allo stesso modo l’infetto è ritenuto colpevole delle conseguenti lesioni, ancorché l’evento che ne deriva possa essere meno grave (lesioni anziché omicidio).


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 17:22 
Non connesso

Iscritto il: sabato 9 luglio 2016, 15:14
Messaggi: 677
una infinita di grazie a dora molto ma molto ben dettagliato


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 17:43 
Non connesso

Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
Messaggi: 5782
pipotto ha scritto:
una infinita di grazie a dora molto ma molto ben dettagliato

Abbastanza preoccupante, non trovi?
Sto pensando alle tante persone che ritardano l'inizio della terapia e che forse non tengono nel debito conto quanto possa essere importante per loro la tutela legale data dalla viremia irrilevabile.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 17:49 
Non connesso

Iscritto il: domenica 26 ottobre 2014, 15:42
Messaggi: 5689
Infatti, come tutti gli elite controller, long term non progressor e gente con viremie molto basse che sembra stiano approdando tutti insieme sul forum (forse non sono più così rari o è solo una coincidenza)...

_________________
CIAO GIOIE


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 17:57 
Non connesso

Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
Messaggi: 5782
Blast ha scritto:
Infatti, come tutti gli elite controller, long term non progressor e gente con viremie molto basse che sembra stiano approdando tutti insieme sul forum (forse non sono più così rari o è solo una coincidenza)...

Sì, è proprio perché da settimane sto leggendo cose che mi fanno venire i brividi freddi alla schiena in questa sezione del forum che, non avendo né il tempo, né la forza per intervenire ogni volta, ho scritto questo post oggi nel thread dedicato allo studio START e al momento opportuno per l'inizio della terapia.
Vedo che la questione è trattata da alcuni nuovi users con una leggerezza pericolosa e mi chiedo quanto abbia le idee chiare sulla scienza che ispira le Linee Guida chi dà ragione agli infettivologi che fanno ritardare l'inizio della terapia.
Poi oggi mi è capitato di leggere dell'aumento delle cause legate a trasmissione dell'infezione. Anche questo è un elemento che non dovrebbe essere trascurato, per quanto possa essere sgradevole pensarci (e per quanto possa infastidire che l'avvocato intervistato da Affari Italiani usi il termine untore come se fosse un termine tecnico - non so, non sono un'esperta, magari fa davvero parte del linguaggio giuridico).


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 18:30 
Non connesso

Iscritto il: sabato 9 luglio 2016, 15:14
Messaggi: 677
Dora ha scritto:
pipotto ha scritto:
una infinita di grazie a dora molto ma molto ben dettagliato

Abbastanza preoccupante, non trovi?
Sto pensando alle tante persone che ritardano l'inizio della terapia e che forse non tengono nel debito conto quanto possa essere importante per loro la tutela legale data dalla viremia irrilevabile.


si dora hai ragione, ma diciamocelo anche se ritardi di 1 solo mese come e possibile che succeda al post che abbiamo letto tutti in queste ore dove sia i cd 4 sia la viremia anche se non eccelse ma in buono stato, non credo succeda l'irreparabile vero?? sempre stando attenti a fare sesso ho meglio non farlo affatto dammi una conferma ho smentita grz.
poi ovvio che quasi tutti abbiamo contratto il virus con una persona che ho sapeva e non si curava ho che si curava ma era ancora rilevabile (untore) e nel secondo caso l'arresto e la cosa giusta.
vedi io non faccio nulla da molti mesi anche se irrilevabile x paura di rovinare un altro essere umano anche se tutti noi sappiamo che in questi casi non succede nulla ho tanta paura, uso una frase di papa francesco ma la trasformo un po.

chi sono io a dover rovinare un altro uomo????


Ultima modifica di pipotto il giovedì 13 ottobre 2016, 18:39, modificato 1 volta in totale.

Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 18:37 
Non connesso

Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
Messaggi: 5782
pipotto ha scritto:
Dora ha scritto:
pipotto ha scritto:
una infinita di grazie a dora molto ma molto ben dettagliato

Abbastanza preoccupante, non trovi?
Sto pensando alle tante persone che ritardano l'inizio della terapia e che forse non tengono nel debito conto quanto possa essere importante per loro la tutela legale data dalla viremia irrilevabile.

si dora hai ragione, ma diciamocelo anche se ritardi di 1 mese come e possibile che succeda al post che abbiamo letto tutti in queste ore dove sia i cd 4 sia la viremia anche se non eccelse ma in buono stato, mon credo succeda l'irreparabile vero?? dammi una conferma ho smentita grz

L'irreparabile per la sua salute credo di no, anche se non capisco l'infettivologo che cosa stia aspettando e in ogni caso è sempre un mese in più lasciato al virus per fare danni.
E potrebbe infettare qualcuno - anche quello sarebbe irreparabile, no?


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: giovedì 13 ottobre 2016, 18:42 
Non connesso

Iscritto il: sabato 9 luglio 2016, 15:14
Messaggi: 677
Dora ha scritto:
pipotto ha scritto:
Dora ha scritto:
pipotto ha scritto:
una infinita di grazie a dora molto ma molto ben dettagliato

Abbastanza preoccupante, non trovi?
Sto pensando alle tante persone che ritardano l'inizio della terapia e che forse non tengono nel debito conto quanto possa essere importante per loro la tutela legale data dalla viremia irrilevabile.

si dora hai ragione, ma diciamocelo anche se ritardi di 1 mese come e possibile che succeda al post che abbiamo letto tutti in queste ore dove sia i cd 4 sia la viremia anche se non eccelse ma in buono stato, mon credo succeda l'irreparabile vero?? dammi una conferma ho smentita grz

L'irreparabile per la sua salute credo di no, anche se non capisco l'infettivologo che cosa stia aspettando e in ogni caso è sempre un mese in più lasciato al virus per fare danni.
E potrebbe infettare qualcuno - anche quello sarebbe irreparabile, no?


nell'ultimo caso ti ho gia risposto modificando il mio di sopra mentre tu scrivevi il tuo.
nel caso dell'irreparabile certo che mi riferivo a non fare sesso x 1 mese in modo da non essere untori al massimo il virus si moltiplichera di poco e il medico avrà delle info in + per esaminare il caso, poi se lo stesso medico continuerà a insistere a non dare la terapia allora una denuncia e d'obbligo.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: domenica 16 ottobre 2016, 18:33 
Non connesso

Iscritto il: domenica 25 ottobre 2015, 22:28
Messaggi: 130
permettetemi la seguente domanda, soprattutto in vista di un eventuale coming out virologico con una persona che frequento.

Il dubbio è il seguente: Se sono irrilevabile da più di 6 mesi, che rischi ci sono di trasmettere il virus con un rapporto orale non protetto? Quando si è irrilevabile da più di 6 mesi si può fare sesso senza preservativo con garanzia di non trasmette il virus?

Queste risposte sono fondamentali per una persona che vive una relazione sierodiscordante. Grazie !


Top
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 15 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2  Prossimo

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Google [Bot] e 6 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
Powered by phpBB® Forum Software © phpBB Group
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010