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HIV e AIDS INFO e aiuto sulla sieropositività: si discute di HIV e AIDS, dei problemi della sieropositività, di farmaci e ricerca scientifica.
               
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Autore Messaggio
MessaggioInviato: giovedì 1 dicembre 2011, 18:25 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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L'Istituto Superiore di Sanità ha reso pubblici ieri i dati sulle nuove diagnosi di HIV aggiornati dal Centro Operativo AIDS al 2010.

Ecco le slides:

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Ultima modifica di Dora il mercoledì 15 novembre 2017, 15:25, modificato 6 volte in totale.

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MessaggioInviato: giovedì 1 dicembre 2011, 19:43 
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Iscritto il: lunedì 26 novembre 2007, 0:07
Messaggi: 5382
Quindi, tra le altre cose:
- Il numero di malati è raddoppiato in vent’anni, con una crescita potente fino al ’96, una sosta di 7-8 anni e la ripresa nel 2002-2003
- La mortalità, grazie a Dio, continua a scendere
- Gli eterosessuali sono oramai la metà delle nuove diagnosi
- Oltre un terzo delle nuove diagnosi viene beccato quando deve entrare immediatamente in terapia
- In questa sottopopolazione cresce l’età rispetto al “normale”, è maggiore la percentuale di eterosessuali, è più che doppia la percentuale di anziani, il che forse permette di sospettare che in queste categorie ci sia meno coscienza del rischio e che, sempre più opinabile, forse spiegare di nuovo a tutti alcune cose potrebbe anche essere utile, e magari rallentare un filo la progressione dell’infezione


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MessaggioInviato: venerdì 2 dicembre 2011, 14:35 
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Iscritto il: martedì 30 dicembre 2008, 1:26
Messaggi: 425
Località: puglia
Bravo uffa ottima spiegazione dei grafici!!!
;)


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MessaggioInviato: venerdì 2 dicembre 2011, 16:59 
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Iscritto il: sabato 16 aprile 2011, 23:39
Messaggi: 291
Che bello essere entrato a far parte delle statistiche proprio in quest'anno :lol:

_________________
Terapia: feb. 2017 Triumeq
Farmaci precedenti: (Truvada - 6/11-3/14) - (Reyataz/r - Kivexa- 6/11-2/17)
Ultime analisi: feb. 2017- 1260 CD4+ (37.0%) - CD4/CD8 = 1.24 - VL <20
Diario: http://hivforum.info/forum/viewtopic.php?f=2&t=419


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MessaggioInviato: venerdì 30 novembre 2012, 11:46 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
Messaggi: 6320
Come ogni anno, ma presentandoli molto meglio rispetto agli anni scorsi, per il I dicembre il Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità rende pubblici i dati sulle nuove diagnosi: AGGIORNAMENTO DELLE NUOVE DIAGNOSI DI INFEZIONE DA HIV e DEI CASI DI AIDS IN ITALIA al 31 dicembre 2011.

In sintesi:

    1. Nel 2011, sono stati diagnosticati 5,8 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti. La maggioranza delle nuove infezioni è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono il 78,8% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,6%; MSM 33,2%).

    2. Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2011 hanno un’età mediana di 38 anni per i maschi e di 34 anni per le femmine.

    3. Nel 2011, quasi una persona su tre diagnosticata come HIV positiva è di nazionalità straniera. L’incidenza HIV è distribuita diversamente nel territorio italiano tra gli italiani rispetto agli stranieri. L’incidenza è di 3,9 nuovi casi tra italiani residenti e 21,0 nuovi casi tra stranieri residenti.

    4. Nel 2011, il 35,9% delle persone con una nuova diagnosi di HIV è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL, il 56,0% con un numero inferiore a 350 cell/μL e il 73,6% con un numero inferiore a 500 cell/μL.

    5. Le persone con linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL hanno in media più di 40 anni di età, hanno contratto l’infezione prevalentemente attraverso rapporti eterosessuali e sono più spesso stranieri.

    6. Nel 2011, quasi un quarto delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV ha eseguito il test HIV per la presenza di sintomi HIV-correlati; il 13,0% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 10,3% in seguito a rapporti sessuali non protetti.



Qualche dettaglio in più:

Distribuzione temporale, geografica e caratteristiche demografiche delle nuove diagnosi di infezione da HIV

Nel periodo 1985-2011 sono state segnalate 52.629 nuove diagnosi di infezione da HIV, di queste il 72,0% erano in maschi e 23,0% in persone di nazionalità straniera. L’età mediana alla diagnosi di HIV, calcolata solo tra gli adulti (≥ 15 anni) era di 35 anni (range: 29-43 anni) per i maschi e di 32 anni (range: 26-39 anni) per le femmine.
Nel 2010 e nel 2011 sono state segnalate, rispettivamente, 3.839 e 3.461 nuove diagnosi di infezione da HIV.

Età alla diagnosi di HIV

Dal 1985, escludendo le persone di età inferiore ai 15 anni diagnosticate con HIV, si osserva un aumento costante dell’età mediana al momento della diagnosi di infezione, che e passata da 26 anni per i maschi e 24 anni per le femmine nel 1985 a, rispettivamente, 38 e 34 anni nel 2011 (Figura 1).
La figura 2 mostra la distribuzione dei casi delle nuove diagnosi di infezione da HIV per classi di età nel 2010 e nel 2011. Nel 2010 la classe di età più rappresentata e quella 35-44 anni, nel 2011 quella 25-34 anni.

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Rapporto maschi/femmine (M/F)

La proporzione di donne era aumentata all'inizio degli anni 2000 ma negli ultimi anni sta ridiminuendo: il rapporto M/F e passato da 3,5 (653 M/187 F) nel 1985, a 2 nel 2001(945 M/481 F); successivamente, si è osservato un cambiamento di tendenza e il rapporto M/F e aumentato di nuovo fino a 3 nel 2011(2596 M/865 F).

Modalità di trasmissione

Dalla metà degli anni ‘80 a oggi la distribuzione delle modalità di trasmissione ha subito un notevole cambiamento: la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva (Injecting Drug User - IDU) e diminuita dal 76,2% nel 1985 al 4,7% nel 2011, mentre sono aumentati i casi attribuibili a trasmissione sessuale. In particolare, i casi attribuibili a trasmissione eterosessuale sono aumentati dall'1,7% nel 1985 al 45,6% nel 2011 e i casi attribuibili a trasmissione tra MSM (Maschi che fanno Sesso con Maschi) nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 33,2% (Figura 3).

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La modalità“altro” nel 2011 è stata riportata nello 0,9% delle segnalazioni (31 casi). Per questa modalità di trasmissione la scheda di sorveglianza prevede che venga specificata la modalità precisa. Tuttavia, solamente in 13 casi è stata precisata la modalità di trasmissione: “esposizione accidentale” in 4 casi, “rapporti sessuali tra femmine”(femmine che fanno sesso con femmine) in 2 casi; “incidenti professionali” in 2 casi, “intervento chirurgico”in 2 casi, “proveniente da zona endemica” in 2 casi e “rapporti sessuali a rischio” in 1 caso. Per i restanti 18 casi non e stata riportata alcuna specifica.
Nel 2011 la modalità “trasmissione verticale” ha contribuito per lo 0,5% del totale dei casi segnalati e quella “sangue e/o derivati” per lo 0,3%.
Per il 14,8% delle persone diagnosticate con una nuova diagnosi di infezione da HIV nel 2011 non è stato possibile stabilire la modalità di trasmissione.
È necessario ricordare che, come già avviene per l’AIDS, la modalità di trasmissione viene attribuita secondo un ordine gerarchico che risponde a criteri definiti a livello internazionale. Ogni caso è classificato in un solo gruppo. I soggetti che presentano più di una modalità di esposizione vengono classificati nel gruppo con rischio di trasmissione più elevato (in ordine decrescente di rischio: uso iniettivo di droghe, MSM, eterosessuali)


Incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV

L’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da HIV ha visto un picco nel 1987, per poi diminuire rapidamente fino al 1998 e stabilizzarsi successivamente. Dal 2007 l’incidenza mostra una lieve ma costante diminuzione (Figura 4). Questo andamento è stato simile sia tra i maschi che tra le femmine.
Nel 2010 l’incidenza era pari a 6,5 nuovi casi per 100.000 residenti. Nel 2011 l’incidenza era pari a 5,8 nuovi casi per 100.000 residenti. Nel 2011 l’incidenza più bassa è stata osservata in Calabria e quella più alta nella provincia di Sassari. Nella maggior parte delle regioni l’incidenza dell’infezione da HIV sembra avere un andamento stabile, in alcune (Bolzano, Sassari, Valle d’Aosta, Umbria, Sicilia) sembra essere in aumento, in altre si osserva un andamento in diminuzione (Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Trento).
È opportuno considerare che, soprattutto nelle regioni che hanno iniziato da pochi anni a raccogliere i dati sulle nuove diagnosi di infezione da HIV, il numero delle segnalazioni potrebbe subire delle variazioni dovute al recupero di diagnosi di anni precedenti.

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Numero di linfociti CD4 alla prima diagnosi di infezione da HIV

Come richiesto dall’European Centre for Diseases Prevention and Control (ECDC), dal 2010 sono disponibili i dati sul numero dei linfociti CD4 riportati alla prima diagnosi di infezione da HIV. Nel 2011 solamente il Lazio non ha raccolto e inviato i dati relativi al numero di linfociti CD4 alla prima diagnosi di HIV.
Tuttavia, la completezza di questa variabile è diversa tra regioni e nel 2011 varia dal 73,6% del Veneto al 100% della Valle d’Aosta, Trento, Umbria, Marche, Molise, Basilicata, Calabria e Sassari. In totale, nel 2011, per il 75,1% dei casi segnalati e stato riportato il numero dei CD4 alla diagnosi.
Nel 2010 la percentuale delle persone con una nuova diagnosi di HIV diagnosticate con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL era del 35,3%, inferiore a 350 cell/μL del 53,1% e inferiore a 500 del 71,8%; mentre nel 2011 la percentuale delle persone con una nuova diagnosi di HIV diagnosticate con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL era del 35,9%, inferiore a 350 cell/μL del 56,0% e inferiore a 500 del 73,6%.
Nel 2011 le persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV con meno di 200 CD4 cell/μL alla diagnosi avevano un’età mediana di 40 anni. La proporzione delle persone con meno di 200 linfociti CD4 alla diagnosi era 45% tra gli eterosessuali maschi, 41,7% tra gli IDU, 39,5% tra gli stranieri, 34,6% tra le eterosessuali femmine, e 25,8% tra gli MSM (Figura 6).

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Late Presenter

Una recente Consensus Conference europea ha definito come Late Presenter (LP) le persone che al momento della prima diagnosi di sieropositività hanno un numero di CD4<350 cells/μL o hanno una patologia indicativa di AIDS indipendentemente dal numero di CD4 e come Presenter with Advanced HIV Disease (AHD) le persone che si presentano alla prima diagnosi di sieropositività con un numero di CD4< 200 cells/μL o con una patologia indicativa di AIDS.
Nel 2010, i LP erano il 54,0% e gli AHD 37,8%. Nel 2011 erano, rispettivamente, 56,4% e 37,8%.
Nel 2011, l’età mediana dei LP era 40 anni, quella delle persone con AHD era di 42 anni; sia per i LP che per gli AHD i 3/4 erano maschi e 1/2 erano stranieri. Tra gli eterosessuali, il 61,1% era LP, tra gli IDU il 58,6% e tra gli MSM il 44,3%.


La popolazione straniera

La proporzione di stranieri tra le nuove diagnosi di infezione da HIV e aumentata dall’11% nel 1992 a un massimo di 32,9% nel 2006; nel 2011 era del 31,5% (Figura 7).
Nel 2010-2011, la distribuzione per area geografica di provenienza mostra che il 48,6% di stranieri con una nuova diagnosi di HIV proveniva dall’Africa (di questi, il 65,6% dall’Africa occidentale), il 21,7% dall’America meridionale, il 16,2% dai paesi dell’Europea Centrale e Orientale, il 4,6% dall’Asia. I maschi costituivano il 55,3% e la classe di età più rappresentata era la classe 30-34 anni, sia per i maschi che per le femmine (21,5% e 24,2%, rispettivamente).
I rapporti eterosessuali rappresentavano la modalità di trasmissione più frequente tra gli stranieri ed era pari al 64,9% e al 63,3%, rispettivamente per il 2010 e il 2011. I rapporti tra MSM rappresentavano il 15,5% nel 2010 e il 15,9% nel 2011, la quota degli IDU era 3,6% nel 2010 e 3,0% nel 2011.

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Nuove diagnosi di infezione da HIV in persone di età ≤ 15 anni

Nel biennio 2010-2011 sono state segnalate 39 nuove diagnosi di infezione da HIV in persone minori di 15 anni di età: 14 (0,4%) nel 2010 e 25 (0,7%) nel 2011. In particolare, le diagnosi in bambini minori di 2 anni di età sono, rispettivamente, 4 nel 2010 (0,7%) e 11 (0,3%) nel 2011.
Fra i bambini minori di 2 anni con diagnosi di HIV, i maschi rappresentano il 41,1% e gli stranieri il 20,0%.
L’infezione da HIV in età pediatrica deriva quasi esclusivamente dalla trasmissione madre-figlio (trasmissione verticale); altre vie di contagio, ad esempio tramite trasfusioni di sangue e/o derivati, sono oggi rarissime.
È necessario sottolineare che, per quanto riguarda le diagnosi in bambini minori di 2 anni, potrebbero essere state segnalate positività non correttamente accertate. Tali dati potrebbero, pertanto, subire delle modifiche in seguito alle verifiche più accurate che verranno effettuate dalle singole regioni.


Distribuzione temporale dei casi di AIDS

Dal 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia, al 31 dicembre 2011, sono stati notificati al COA 63.891 casi di AIDS. Di questi, 49.347 (77,2%) erano di genere maschile, 780 (1,2%) in età pediatrica (<13 anni) o con infezione trasmessa da madre a figlio, e 5.723 (8,9%) erano stranieri. L’età mediana alla diagnosi
di AIDS, calcolata solo tra gli adulti (≥ 13 anni), era di 35 anni (range: 13-87 anni) per i maschi e di 33 anni (range: 13-84 anni) per le femmine.
Nel 2011 sono stati notificati al COA 774 (61,4%) casi di AIDS diagnosticati nel 2011, e 486 casi diagnosticati negli anni precedenti. Infatti, l’anno di notifica non coincide necessariamente con l’anno di diagnosi, ma può essere successivo (ad esempio, un caso può essere stato diagnosticato nell’anno 1985 ma essere stato
notificato nel 1990).
La Figura 9 mostra l’andamento del numero dei casi di AIDS segnalati al Registro Nazionale AIDS, corretti per ritardo di notifica. Nella stessa figura e riportato l’andamento dei tassi d’incidenza per anno di diagnosi: si evidenzia un incremento dell’incidenza dei casi di AIDS notificati nel nostro Paese dall’inizio dell’epidemia sino al 1995, seguito da una rapida diminuzione dal 1996 fino al 2001 e da una successiva costante lieve diminuzione dell’incidenza fino a oggi.

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L’età mediana alla diagnosi dei casi adulti di AIDS mostra un aumento nel tempo, sia tra i maschi che tra le femmine. Infatti, se nel 1991 la mediana era di 31 anni per i maschi e di 29 per le femmine, nel 2011 le mediane sono salite rispettivamente a 44 e 42 anni (Figura 11). Nell’ultimo decennio, la proporzione di casi di AIDS
di sesso femminile tra i casi adulti e rimasta sostanzialmente stabile intorno al 23-25% (dati non mostrati).

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Trattamenti precedenti alla diagnosi di AIDS

Dal primo gennaio 1999 la scheda di notifica AIDS raccoglie anche alcune informazioni virologiche e sul trattamento (ultimo test HIV negativo, viremia plasmatica alla diagnosi di AIDS, terapia antiretrovirale effettuata prima della diagnosi di AIDS e profilassi delle infezioni opportunistiche effettuata prima della diagnosi di AIDS).
La Figura 12 mostra che il 36,2% dei casi diagnosticati nel 2001 ha ricevuto un trattamento antiretrovirale prima della diagnosi di AIDS, mentre nel 2011 tale proporzione e solo del 26,4%.
Inoltre, nel 2010-2011 solo il 20,1% dei pazienti con modalità di trasmissione sessuale (cioè eterosessuali o MSM) ha effettuato una terapia antiretrovirale, rispetto a oltre il 53% dei soggetti che facevano uso iniettivo di droghe (Figura 13).
Il quadro delle patologie di esordio clinico e differente tra trattati e non trattati. In particolare, si evidenzia tra i trattati una proporzione minore di polmonite da Pneumocystis carinii, infezioni da Cytomegalovirus e toxoplasmosi cerebrale, e di una percentuale più elevata di candidosi, Wasting Syndrome, encefalopatia da HIV, linfomi, carcinoma cervicale invasivo e polmoniti ricorrenti.

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Diagnosi tardive di AIDS

Il fattore principale che determina la probabilità di avere effettuato una terapia antiretrovirale prima della diagnosi di AIDS e la consapevolezza della propria sieropositività. In Tabella 16 [pag. 25 del PDF] sono riportate le caratteristiche dei pazienti suddivisi secondo il tempo intercorso tra il primo test HIV positivo e la diagnosi di AIDS (informazione che viene raccolta dal 1996). Si osserva che la proporzione di pazienti con una diagnosi di sieropositività vicina (meno di 6 mesi) alla diagnosi di AIDS e aumentata dal 1996 al 2011, ed e più elevata tra coloro che hanno come modalità di trasmissione i rapporti sessuali e tra gli stranieri. Questi dati indicano che molti soggetti arrivano allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività.


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MessaggioInviato: giovedì 14 novembre 2013, 17:10 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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Con un paio di settimane di anticipo rispetto al solito, il Centro Operativo AIDS dell'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato


Non ho ancora avuto modo di leggerlo e ricavarne le tabelle e i grafici più significativi, quindi riporto un breve articolo uscito ieri su Quotidiano Sanità.


Hiv/Aids. Report 2012: 3.853 nuove diagnosi. Meno casi tra gli stranieri. I dati dell’Iss

L’incidenza è stata di 6,5 nuovi casi ogni 100.000 residenti. Più della metà delle nuove diagnosi sono state registrate in Lombardia (27,6%), Lazio (14,5%) ed Emilia Romagna (10,4%). I casi tra gli stranieri sono stati 991 contro i 1.145 del 2011. Ma resta alta la percentuale di diagnosi tardiva, che sfiora il 57%. I dati del Centro Operativo Aids dell’Iss.

Quasi 57 mila nuove diagnosi di infezione da Hiv nel periodo 1985-2012. Nel 2010 sono state 3.948, nel 2011 sono state 3.752, nel 2011 sono state 3.853, con un incidenza del 6,5 ogni 100.000 residenti. I dati arrivato dall’ultimo bollettino del Centro Operativo Aids dell’Iss, che sottolinea come, nel 2012, più della meta delle segnalazioni sono pervenute da tre regioni: Lombardia (27,6%), Lazio (14,5%) ed Emilia-Romagna (10,4%).
Quanto all’età della diagnosi, nel 2012 la classe più rappresentata è stata quella 30-39 anni (33,0%). Le nuove diagnosi di Hiv hanno riguardato 3.041 uomini e 810 donne (in due casi il sesso non è stato precisato).

Dalla metà degli anni ’80 a oggi la distribuzione dei casi per modalità di trasmissione ha subito un notevole cambiamento: la proporzione di IDU (cioè tra i tossicodipendenti) è diminuita dal 76,2% nel 1985 al 5,3% nel 2012, mentre sono aumentati i casi attribuibili a trasmissione sessuale. In particolare, i casi attribuibili a trasmissione eterosessuale sono aumentati dall’1,7% nel 1985 al 42,7% nel 2012 e i casi attribuibili a trasmissione tra MSM (uomini che fanno sesso con gli uomini) nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 37,9%. Nel 2012 la modalità di “trasmissione verticale” (cioè da madre incinta a figlio) ha contribuito per lo 0,2% del totale dei casi segnalati e quella “sangue e/o derivati” per lo 0,3%.

Il rapporto sottolinea come, peraltro, il numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv in MSM sia cresciuto del 18,7% tra il 2010 e il 2012, mentre sia diminuito il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV in maschi eterosessuali del 7%, in femmine eterosessuali del 15,7% e in IDU del 20,9%, nello stesso periodo.

Quanto al capitolo stranieri, la proporzione di questi tra le nuove diagnosi di infezione da HIV e aumentata dall’11% nel 1992 a un massimo di 32,9% nel 2006; nel 2012 era del 25,7%, con un numero assoluto di casi inferiore rispetto al 2011 (991 contro 1.145). Nel 2012 la distribuzione per area geografica di provenienza mostra che il 47,2% di stranieri con una nuova diagnosi di infezione da HIV proveniva dall’Africa, il 25,6% dai Paesi dell’Europea centrale e orientale, il 20,2% dall’America meridionale, il 4,8% dall’Asia. Nel 2012, il 59,9% dei casi in stranieri era costituito da maschi e la classe di età più rappresentata era 30-34 anni per i maschi (17,0%) e 25-29 anni per le donne (18,3%).

Nel 2012, tra gli stranieri, i rapporti eterosessuali rappresentavano la modalità di trasmissione più frequente: il 29,7% erano maschi eterosessuali e il 33,0% erano femmine eterosessuali. Gli MSM rappresentavano il 18,2% e gli IDU il 3,3% del totale delle nuove diagnosi di infezione da HIV in stranieri.

La percentuale di persone che arrivano alla diagnosi di Hiv in uno stato di salute compromesso, i cosiddetti Late presenter, inconsapevoli di avere il virus, continua ad aumentare. Nel 2012 erano il 56,8%, di cui 37,8% in Aids.

13 novembre 2013


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MessaggioInviato: giovedì 14 novembre 2013, 17:31 
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Dora ha scritto:
La percentuale di persone che arrivano alla diagnosi di Hiv in uno stato di salute compromesso, i cosiddetti Late presenter, inconsapevoli di avere il virus, continua ad aumentare. Nel 2012 erano il 56,8%, di cui 37,8% in Aids.
sono di corsa: è la conseguenza della "normalizzazione" del virus. almeno i gay sanno di essere a rischio e -ogni tanto- il test lo fanno, gli altri pensano che sia una "malattia da fr0ci", come ha detto una persona che conosco, e scoprono di viverci assieme quando hanno solo una manciata di CD4 in corpo...


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MessaggioInviato: giovedì 14 novembre 2013, 17:33 
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uffa2 ha scritto:
Dora ha scritto:
La percentuale di persone che arrivano alla diagnosi di Hiv in uno stato di salute compromesso, i cosiddetti Late presenter, inconsapevoli di avere il virus, continua ad aumentare. Nel 2012 erano il 56,8%, di cui 37,8% in Aids.
sono di corsa: è la conseguenza della "normalizzazione" del virus. almeno i gay sanno di essere a rischio e -ogni tanto- il test lo fanno, gli altri pensano che sia una "malattia da fr0ci", come ha detto una persona che conosco, e scoprono di viverci assieme quando hanno solo una manciata di CD4 in corpo...

Non so, Uffa. Purtroppo anche molti gay arrivano tardi alla diagnosi, anche se in effetti molti eterosessuali - specie se di età più avanzata - sembrano ritenersi immuni. Guarda qui, non mi pare che lo stato dei CD4 degli MSM alla diagnosi sia tanto meglio di quello degli etero:

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Avevo preparato il messaggio che segue quando mi sono accorta che avevi postato. Lo lascio così, sottolineando solo che sono meno ottimista di te sulla "normalizzazione".

************************

Posto solo queste due figure, in modo che sia visivamente chiaro quanto ormai stiamo dicendo da anni: che la prevalenza del contagio fra omo- e bi-sessuali è sempre più allarmante e che chi si occupa di prevenzione dovrebbe prenderne atto, abbandonando il mito che lo stigma contro le persone HIV+ si possa combattere sul piano linguistico, bacchettando chi parla di categorie a rischio e puntualizzando che a rischio sono solo i comportamenti. Tutto molto bello, democratico e politicamente corretto, ma anche assai poco produttivo, care associazioni. :?

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MessaggioInviato: giovedì 14 novembre 2013, 18:25 
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Iscritto il: venerdì 1 novembre 2013, 14:23
Messaggi: 8
condivido pienamente Dora. la quota di late presenter tra gli MSM è altrettanto allarmante. d'altronde la combinazione di omofobia, negazione e stigma sull'Hiv scoraggiano a prendere atto di possibili rischi personali e conoscere la propria salute per tutelarla.
il ritornello del "non ci sono categorie a rischio" mi ha proprio stancato. dietro ci sta l'ostilità e la distanza di chi non vuole occuparsi della salute di chi ha più bisogno.
ho trovato questa bella presentazione sul modello delle syndemics vs. resilienza negli msm
http://www.fenwayhealth.org/site/DocSer ... docID=7623


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MessaggioInviato: giovedì 14 novembre 2013, 18:42 
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Iscritto il: giovedì 24 ottobre 2013, 17:41
Messaggi: 1457
volevo fare una considerazione sul fatto che i gay si proteggono piu degli etero...ragazzi ma dove?

Se penso alle mie esperienze(parlo di esperienze di 1 -2 anni fa non di 20 anni fa )facendo una statistica il 40,forse proprio volendo esagerare il 50% si protegge con protezioni ma c'è un buon 55-60% che fa sesso senza preservativo,sia occasionale sia(ancora di piu) appena inizia una frequentazione ovvero già al 2-3 appuntamento

Fonte: esperienze personali :mrgreen: meglio d qualsiasi statistica


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