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HIV e AIDS INFO e aiuto sulla sieropositività: si discute di HIV e AIDS, dei problemi della sieropositività, di farmaci e ricerca scientifica.
               
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Autore Messaggio
MessaggioInviato: giovedì 6 aprile 2017, 7:28 
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flavioxx ha scritto:
Come sempre,ma che palle, sei PERFETTA! :lol:

Come sempre, ma che palle, sei PERFETTA!
Grazie! :lol:

Cita:
ma se solo i forti sopravvivranno, quando le Radici del popolo Russo sono sempre state calpestate dai Sovrani Imperialisti, mi domando, quale sia quel Forte che voglia vivere in uno Stato senza Diritti. è un po', mooolto lontanamente, un'Italia post sessantottina, dove il Potere faceva stragi di Stato, e i giovani, non vedendo alternative valide, si rovinarono con Droga sesso e rock&roll


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Io ci andrei cauta a evocare le radici del popolo russo, perché non possiamo negare che una di queste radici sia la Chiesa Ortodossa Russa, che in questo momento è tutto tranne che calpestata, ma anzi rampante e onnipervasiva.
Ho raccontato dei centri gestiti dalla Chiesa per trasformare in buoni ortodossi i tossicodipendenti dopo neanche una settimana di rehab forzata. Quasi tutti hanno anche l'HIV e abbiamo visto quali valori educativi esprimono alcuni dei preti che si prendono cura di loro. Sono valori che discendono direttamente dai valori tradizionali e che manifestano nazionalismo estremo, sfiducia nella scienza e fede assoluta nei complotti più fantasiosi, paranoia, convinzione che la Russia, invasa dai valori occidentali, stia perdendo la propria natura più profonda e vendendo l'anima al demonio.
Qualcuno di questi pretacci maledetti miti servi del Signore, perfino ai livelli più alti della gerarchia ecclesiastica, è anche apertamente negazionista e proprio nei giorni in cui raccontavo della bambina di tre anni che sta morendo di AIDS in Siberia perché sua madre, buona erede di Christine Maggiore, ha rifiutato di curarla e addirittura di farle fare il test al momento della nascita - sesto post della serie: LA STRAGE DEI BAMBINI - usciva un articolo di cui non ho parlato allora, ma che oggi mi pare interessante vedere: Russian Orthodox Church claims that HIV does not exist.
In breve, Versed Games è un blog russo scritto in inglese, che segue le interazioni fra religione, cultura e politica e dove le posizioni della Chiesa sono criticate in modo aperto e sovente molto corrosivo. In quell'articolo, pubblicato a inizio marzo in concomitanza con l'emergere della storia della bambina di Tyumen, si racconta (e lo si dimostra con un filmato) che l'arciprete della Chiesa Ortodossa Russa, nonché Capo della Commissione per la Sicurezza della Famiglia e della Maternità della Chiesa Ortodossa Russa e docente in ben due università, Dmitry Smirnov, ha tenuto un discorso durante una trasmissione passata dal canale televisivo Spas, di proprietà della Chiesa, sostenendo che HIV non esiste, che non è mai stato visto da nessuno, che 6000 dottori in giro per il mondo combattono contro questa truffa, che "è come il terrorismo globale: certe persone hanno bisogno di bombardare un certo Paese e così si inventano l'idea del terrorismo globale". E che alcuni dottori diagnosticano intenzionalmente le persone "con questo HIV inventato così da uccidere il loro sistema immunitario e farle finire in AIDS".

Dove abbiamo già sentito padre Smirnov abbaiare queste bestialità? Alla International Conference on AIDS di Yekaterinburg del 2008, quella organizzata da Irina Sazonova e dall'Assemblea dei Genitori Pan-russa e da cui è partita ufficialmente la campagna di Russia dei negazionisti di Rethinking AIDS.

E dove ritroviamo le bestialità omicide di questo arciprete? Nelle dichiarazioni di Yulia Yakovleva, la mamma della bimba che sta morendo a Tyumen, che ha raccontato di aver tratto ispirazione proprio da lui prima di decidere della vita di sua figlia.

Tutto questo avviene all'insegna della riaffermazione dei valori tradizionali - delle *radici*, appunto.


Cita:
Ma se continuano così la Nazione Russa si estingue: calo delle nascita , 1S+ ogni 100 persone. Una Matrioska dove l'ultima bambolina sparirà :cry:

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Quanto mi rattrista questa immagine.


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MessaggioInviato: sabato 3 giugno 2017, 9:30 
Bellissimo servizio corrispondente alla realtà russa.Da aggiungere solo che in Russia l"omosessualità, e la sua ostentazione è in ogni caso e modo vietata. E l'infezione da hiv è associata pregiudizialmente a essa, da ciò tutte le conseguenze, e la tendenza degli omosessuali a celarsi prudentemente.


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MessaggioInviato: sabato 3 giugno 2017, 14:10 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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Vincere ha scritto:
Bellissimo servizio corrispondente alla realtà russa.Da aggiungere solo che in Russia l"omosessualità, e la sua ostentazione è in ogni caso e modo vietata.

Grazie, è un thread che mi è costato molto lavoro e cui tengo molto.
Quel che dici, però, non è corretto: come ho raccontato nel paragrafo IL REGIME E L'OMOSESSUALITÀ nel primo post della serie, l'omosessualità è stata depenalizzata nel 1993, quindi le vessazioni subite in Russia dalle persone LGBT sono puro arbitrio, senza nessun appiglio legale (per quanto discutibile, anzi francamente disgustoso per chi vive nella cultura occidentale).
Il fatto che in Cecenia si stia perpetrando un abominio e che nel resto della Russia i gay se la vedano malissimo è invece espressione di una cultura arcaica, che non si decide a morire e che delle finzioni legali dei vari regimi se ne infischia.

Cita:
E l'infezione da hiv è associata pregiudizialmente a essa, da ciò tutte le conseguenze, e la tendenza degli omosessuali a celarsi prudentemente.

Sì, proprio così: HIV prospera dove ci si deve nascondere. E insieme all'infezione si perpetua il pregiudizio, creando un terreno favorevole al negazionismo (e quindi al perpetuarsi dei contagi, in un circolo vizioso molto difficile da spezzare).


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MessaggioInviato: sabato 3 giugno 2017, 14:23 
Tutto vero, certo. Anche se legalmente l'omosessualità è stata depenalizzata ( ci mancherebbe altro) e solo nel 1993( !!!!! )....gli omosessuali in Russia sono costretti a vivere nell'ombra e per nessun motivo a dichiararsi. Anche infatti se l'omosessualità in sé non costituisce reato, le autorità trovano sempre degli appigli, delle scuse perincriminarli. Le cure dell'HIV lasciano a desiderare tantissimo in molti casi si fa da parte dello stato un vero e proprio ostryzionismo nell'accesso a esse a scapito di chi ne è affetto, e nei confronti ai finanziamenti alla ricerca pro-hiv.Comunque l'articolo è bellissimo e rispecchia il quadro storico, sociale della federazione. Ciao


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MessaggioInviato: sabato 3 giugno 2017, 21:41 
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Iscritto il: domenica 26 ottobre 2014, 15:42
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Vincere ha scritto:
Tutto vero, certo. Anche se legalmente l'omosessualità è stata depenalizzata ( ci mancherebbe altro) e solo nel 1993( !!!!! )....gli omosessuali in Russia sono costretti a vivere nell'ombra e per nessun motivo a dichiararsi. Anche infatti se l'omosessualità in sé non costituisce reato, le autorità trovano sempre degli appigli, delle scuse perincriminarli. Le cure dell'HIV lasciano a desiderare tantissimo in molti casi si fa da parte dello stato un vero e proprio ostryzionismo nell'accesso a esse a scapito di chi ne è affetto, e nei confronti ai finanziamenti alla ricerca pro-hiv.Comunque l'articolo è bellissimo e rispecchia il quadro storico, sociale della federazione. Ciao

Ma se non sai manco che con la saliva HIV non si trasmette. Ma te pensi che la discriminazione russa di omosessuali e sieropositivi sia meno fastidiosa della sierofobia italiana? Fatti un esame di coscienza prima di scrivere ste cose (anche se hai scritto cose vere e condivisibili).

_________________
CIAO GIOIE


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MessaggioInviato: lunedì 10 luglio 2017, 16:22 
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Dora ha scritto:
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LA STRAGE DEI BAMBINI

Matei Shelepa, 3 anni e 10 mesi, e Yegor, 6 mesi, i figli di Sof'i Ivanovoy
Danil Startsev, 10 anni
Anya Shevchenko, 5 anni
L'anonima figlia di Anastasia Iam, 1 anno e mezzo
L'anonimo bimbo di Zheni Pak, 6 mesi
Il figlio senza nome di Nari Chornoy e Kisa Murr, di un'età indefinita fra i 3 e i 6 mesi
La figlia di Mariny Matyazh, 5 mesi
Il bimbo di Yeleny Sitnikovoy, 6 mesi
Il bambino di Alsu Dolgovoy, nome ed età sconosciuti
Ivan, il figlio di Iriny Yuriychuk, 3 mesi e mezzo
Il figlio di El'miry Lukinoy, 6 anni
...
e ancora
e ancora. In questo terribile elenco, che non è più stato aggiornato da un anno e mezzo, sono preservati i nomi di decine di adulti e le storie di troppi bambini morti di AIDS perché i loro genitori hanno dato credito ai negazionisti.

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All'elenco sta per aggiungersi un altro bambino senza nome - anzi, una bambina. Ha 3 anni, è figlia di Yulia Yakovleva, e sta morendo a Tyumen, una città della Siberia occidentale a circa 2000 km da Mosca.
A 18 mesi di età ha improvvisamente smesso di crescere.
A febbraio è arrivata in ospedale anemica e malnutrita, incapace di stare seduta e di camminare. I medici le hanno diagnosticato danni polmonari, un'infezione micotica, l'Epstein-Barr virus, un'infiammazione del tessuto cardiaco. Sta morendo di AIDS.

La madre, intenzionata a continuare a *curare* la figlia solo con omeopatia e osteopatia, ha raccontato della situazione della bimba chiedendo aiuto su uno dei due forum di negazionisti su Vkontakte di cui ho scritto a gennaio, quello più piccolo, Движение против аферы ВИЧ/СПИД - Movimento contro la frode dell'HIV/AIDS. Ha spiegato di avere ricevuto una diagnosi di HIV anni fa, ma di non aver mai dato credito a quanto le dicevano i medici e di aver sempre rifiutato i trattamenti che le venivano proposti.
Tre anni fa è nata la bambina, ma solo adesso, dietro le insistenze dei medici in ospedale e "per far cessare il fastidio", ha accettato che le venisse fatto il test, che è risultato positivo.
Yulia Yakovleva, però, continua a credere a quanto le ha detto Olga Kovekh, una sedicente terapista, collegata all'Assemblea dei Genitori Pan-russa cui fanno capo anche Irina Sazonova e Vladimir Ageev - il negazionismo dell'HIV/AIDS che si sposa al nazionalismo russo, al cristianesimo ortodosso e al cripto-fascismo.

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Kovekh ha fatto credere alla madre che la bambina soffre di danni neurologici e al sistema immune a causa degli antibiotici che una volta le sono stati prescritti dai medici per un'infezione virale e della vaccinazione contro l'epatite B fatta da piccolissima.
Ora il post anonimo scritto da Yulia Yakovleva per cercare aiuto presso i negazionisti, un altro, scritto invece con il suo nome, in cui ringraziava apertamente la Kovekh, e il profilo stesso di Yulia su Vkontakte sono stati cancellati. Ma sono stati intercettati da un gruppo di attivisti che seguono le attività online dei negazionisti e riferiti in un post nella loro pagina sempre su Vkontakte.
Gli attivisti hanno anche provato a contattare Yulia, ma lei non ha affatto gradito. E si capisce bene che non desideri dare risonanza a quanto accade a sua figlia, perché il suo rifiuto di curarla può portare per legge alla perdita della custodia su di lei.
Prima che chiudesse il suo profilo, gli attivisti del gruppo che segue i negazionisti dell'HIV/AIDS e i loro figli sono riusciti a vedere che Yakovleva seguiva i gruppi negazionisti e anche diversi gruppi religiosi e chiedeva aiuto a un monastero a nord di Yekaterinburg.

La storia da inizio marzo ha cominciato a girare, ne hanno parlato un paio di siti in russo, e ora è arrivata ad essere raccontata in inglese su Global Voices.

Elena Orlova-Morozova, un medico del Centro contro l'AIDS di Mosca, spiega che i genitori negazionisti sono ben consapevoli di violare la legge, tanto che o cercano di tenersi alla larga dai Centri AIDS, oppure fingono di prendere i farmaci per i figli, ma poi non glieli danno. Si sa anche di una famiglia che se ne è andata in Ucraina proprio quando stavano per togliere ai genitori la tutela del figlio.

Questa è l'eredità che Christine Maggiore ha lasciato al mondo: insegnare ai genitori negazionisti di bambini HIV positivi come aggirare la legge - non permettere che i figli siano sottoposti ai test, non portarli in ospedale, fingere di dar loro le terapie e invece gettarle via ...
Nel 2005, anno in cui morì la piccola Eliza Jane, Maggiore ancora si vantava di avere convinto - nel solo quinquennio 2000-2005 - circa 50 donne HIV positive a seguire i suoi consigli su come mettere al mondo e crescere i loro bambini.

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E il veleno che ha messo nel mondo ha continuato a diffondersi ben oltre la sua morte nel dicembre 2008. Oggi la sua associazione Alive and Well è un guscio vuoto abbandonato nella Rete, ma la sua eredità è, quella sì, viva e vegeta e persone come Sazonova e Kovekh l'hanno portata e diffusa in Russia, la nuova frontiera di un negazionismo ormai morto insieme alle sue living icons.

Anton Krasovsky è un giornalista che nel 2013, quando era caporedattore del canale in cui lavorava, rivelò in diretta durante una trasmissione di essere omosessuale e per questo fu licenziato.
Confermando di essere una persona coraggiosa, dopo il licenziamento ha creato una associazione - СПИД.Центр - Centro AIDS - che si occupa di progetti scientifici e fornisce assistenza alle persone con HIV e, attraverso il suo sito, discute di prevenzione, di terapie, di vita con l'HIV, mettendo anche un forum a disposizione degli utenti.

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Bene, Krasovsky ha preso un'iniziativa perché le autorità russe vadano a fondo sulla storia della bambina di Yulia Yakovleva - ed io credo che ci sia molto di provocatorio in questa iniziativa: ha fatto un appello ad Anna Kuznetsova, il Commissario per i diritti dell'infanzia negazionista dell'HIV/AIDS, perché investighi sul caso.
SPID Center promette di tenere monitorata la situazione.

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Quanto folle può essere un Paese in cui chi deve tutelare i bambini anche dalla follia dei loro stessi genitori soffre di quella medesima follia?


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CHISSENEIMPORTA DI CONVINCERE DELLE RAGIONI DELLA SCIENZA, QUANDO BASTA FARE UNA LEGGE E OBBLIGARE LE PERSONE A CURARSI?

La bimba senza nome di Tyumen, la figlia di Yulia Yakovleva, è morta di AIDS.
Aveva tre anni.
Anche se la sua storia è divenuta mesi fa di dominio pubblico, non si è arrivati in tempo a salvarla dalle idee sbagliate di sua madre.

La sua morte poteva e doveva essere evitata, ma è difficile immaginare che quella negazionista di Anna Kuznetsova, che doveva istituzionalmente affrontare il dramma della bimba, muovesse mari e monti per salvarla da una malattia che è lei stessa la prima a negare.

Va bene, tutto questo è ovvio ed era purtroppo atteso.
Meno ovvia è la reazione di alcuni parlamentari russi che, sulla scorta dell'emozione per questa morte assurda, hanno deciso di proporre una legge che renda in modo specifico obbligatorio trattare i bambini con infezione da HIV.
Oksana Pushkina, il vice capo del Comitato per le Donne, la Famiglia e i Bambini della Duma e deputato del partito di Putin, Russia Unita (450 su 342 seggi), ha dichiarato alla Parlamentskaya Gazeta che, insieme ad alcuni colleghi, sta preparando una legge che obblighi i genitori di bambini cui sia stata diagnosticata l'infezione da HIV a sottoporre i loro figli a trattamento antiretrovirale. La legge sarà discussa in autunno dalla Camera Bassa.
Lo racconta Russia Today e questo rende ancora più grottesca la notizia. Sì, è proprio la stessa testata governativa che tanto ha contribuito a propagandare il negazionismo dell'HIV/AIDS.
Ma il regime parla e Russia Today scrive, quindi non c'è da stupirsi che, se il regime decide di dare l'ennesima svolta illiberale alle politiche in materia di HIV/AIDS, i giornali di regime si prestino a fare da megafono.
Quello che davvero è sconcertante è come, ancora una volta, messe di fronte alla tragedia del negazionismo dell'HIV/AIDS, le autorità russe scelgano la repressione delle libertà invece di affrontare alla radice le ragioni per cui tanti cittadini si fanno affascinare dalle sirene del negazionismo.

Come renderanno attuabile l'obbligo di trattamento? Toglieranno la patria potestà ai genitori che si rifiutano di dare gli antiretrovirali ai figli? Li metteranno in prigione? O magari li manderanno in Siberia?
Davvero pensano che le madri negazioniste si presteranno a far testare i loro bambini?
Eppure queste madri hanno ricevuto i chiarissimi insegnamenti di Christine Maggiore, di Irina Sazonova, di Olga Kovekh e di tutti gli altri psicopatici della Assemblea dei Genitori Pan-Russa. Riusciranno a evitare di far testare i bambini, si nasconderanno e daranno ai figli rimedi omeopatici, erbe e le "terapie" più assurde quando i bambini inizieranno a star male.

È chiaro che il regime russo sta scegliendo la via più facile. Prendere atto degli enormi errori che ha commesso e sta continuando a commettere nelle politiche di gestione dell'epidemia di HIV/AIDS implicherebbe una revisione profonda delle ragioni stesse del suo essere quello che è. Improponibile, molto più semplice continuare sulla via delle decisioni illiberali.

Ancora una volta, quindi, le voci ragionevoli di Peter Meylakhs, degli scienziati e degli attivisti che dicono che il negazionismo non si sconfigge conculcando le libertà, ma convincendo le persone, cambiando le narrative, rendendole più aderenti alla realtà, vengono messe a tacere.


E niente. Stavo pensando alle discussioni qui da noi sul decreto che rende obbligatori 10 vaccini. A come sia facile derogare dal liberalismo senza fermarsi un istante a riflettere su quel che si sta facendo. Perfino qui. A come rischi di essere vano imporre per legge quello che deve essere spiegato attraverso l'insegnamento.


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MessaggioInviato: domenica 3 settembre 2017, 9:35 
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I BAMBINI MORTI DI HIV E LA CHIESA ORTODOSSA RUSSA

Giuro che non pensavo di continuare con la storia dei bambini morti. Non lo volevo fare perché è dolorosissima e mi fa ribollire il sangue, perché le dinamiche sono sempre le stesse, perché mi sembra di avere già detto molto.
Così, quando il 30 agosto scorso ho letto una notizia della Tass in cui si riferiva che una bambina HIV positiva di 8 anni è morta a San Pietroburgo, perché i suoi genitori sono dei negazionisti e le hanno negato i trattamenti nonostante i ripetuti tentativi dei medici di convincerli a darle gli antiretrovirali, mi sono detta: l'ennesima tacca sul fucile degli assassini - archivia la notizia nel file "Negazionismo in Russia" e lasciala lì.
Tuttavia, non ho potuto non notare che la notizia veniva data dalla Tass, l'agenzia governativa, la bocca dello stesso regime che con le sue politiche sciagurate tanto ha fatto per far dilagare il negazionismo nel Paese.

Poi però il 31 agosto mi è arrivato un articolo pubblicato su PRI (Public Radio International), il sito di una ONG che si occupa di giornalismo, media e impegno civile. In questo articolo - non a caso intitolato "Mentre il governo guarda dall'altra parte, l'AIDS si diffonde rapidamente" - Anna Nemtsova ricorda le enormi contraddizioni in cui si dibattono le politiche russe di contrasto all'HIV/AIDS di cui abbiamo ampiamente parlato in questo thread e riporta le parole di un consulente di Putin, Sergei Markov, che ammette: "le autorià russe sono divise più o meno 50 a 50 fra coloro che ritengono necessario essere aperti e parlare della questione dell'epidemia di AIDS e coloro che insistono che la questione dovrebbe essere ignorata, quanto meno nei discorsi pubblici. Ecco perché fino ad oggi l'approccio federale all'epidemia è stato sbiadito e ...fallimentare".

Più che sbiadito, io lo definirei schizofrenico. Ma va bene, mi sono detta, archivia anche questo.

Stamattina però mi sveglio e mi ritrovo nella mail box un articolo pubblicato ieri da Russia Today - sì, proprio loro, il canale satellitare governativo che tanto spazio ha dato ai ragli dei negazionisti. Qui la storia della bambina morta è raccontata con molti più dettagli. E sono dettagli che inquietano.
A parte un'età differente rispetto a quella riferita dalla Tass (10 e non 8 anni), l'articolo della redazione di RT - che si basa su una breve notizia uscita in russo su Fontanka.ru e su un articolo pubblicato su Rosbalt.ru, entrambi del 30 agosto - ci dice che la bambina, morta il 26, era stata affidata alla famiglia di un prete ortodosso. Nonostante fossero consapevoli della diagnosi di HIV, i genitori affidatari consideravano la piccola "assolutamente sana" e hanno rifiutato di darle i farmaci perché ritenevano che questi le avrebbero "fatto più male che bene" - il solito slogan della propaganda negazionista.
Il prete e sua moglie erano convinti che "l'AIDS sia un mito inventato dalle avide industrie farmaceutiche".

Chissà chi può averglielo messo in testa, a questi devoti ortodossi? Che abbiano ascoltato anche loro le parole dell'arciprete Dmitry Smirnov, come fece Yulia Yakovleva, la madre della bimba di Tyumen morta lo scorso luglio?

Nel 2014, i medici del Centro AIDS di San Pietroburgo hanno segnalato il problema a Svetlana Agapitova, mediatore per i diritti dei bambini, l'equivalente locale di Anna Kuznetsova, il Commissario per i diritti dell'infanzia a livello federale, come sappiamo negazionista dell'HIV/AIDS.
Non sembra che la signora abbia preso molto a cuore la sorte della piccola.

Quando la coppia è stata scelta per adottare la bambina, è stata informata che la bimba era nata HIV positiva, ma per anni hanno preso in giro le autorità, impedendo che i medici avessero contatti con la figlia. Pare che solo in seguito si sia capito che il prete e la moglie sono seguaci della "medicina tradizionale" e prima hanno trattato la bambina con "erbe cinesi", poi l'hanno portata in Germania per curarla con "integratori biologicamente attivi".
Così la ragazzina è morta e ora c'è in corso un'inchiesta.
Un politico di San Pietroburgo, Elena Kiseleva, si arrampica sui vetri: "se la bambina, nata con HIV, è sopravvissuta così a lungo, lo dobbiamo ai suoi genitori, che hanno fatto di tutto per farla guarire".
Autorità della Chiesa Ortodossa Russa di San Pietroburgo, che non ammettono né smentiscono che il padre della bimba sia un prete, dicono che non si devono fare paralleli fra la Chiesa Ortodossa e il negazionismo dell'HIV.

L'articolo di RT si conclude con una frase che mette sullo stesso piano negazionismo e scienza:

    I sostenitori del negazionismo dell'HIV/AIDS rifiutano l'esistenza del virus. Gli scienziati dicono che il negazionismo dell'AIDS è pseudoscienza.

Insomma, per quei campioni della libertà di informazione di Russia Today, UNO vale UNO.

Credo che nei prossimi tempi avremo ancora modo di vedere all'opera questo atteggiamento schizofrenico che sta intossicando la Russia. Anzi, credo che lo vedremo arrivare a lambire le nostre spiagge.


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MessaggioInviato: domenica 3 settembre 2017, 11:50 
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è tutto giusto, ma in verità temo un milione di volte di più una Europa Occidentale islamizzata...

(a proposito di "lambire le nostre spiagge")
.


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MessaggioInviato: mercoledì 6 dicembre 2017, 10:15 
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IL SILENZIO DEI DEBUNKER E L'INVERNO RUSSO

I debunker che si sono storicamente occupati di contrastare il negazionismo dell'HIV/AIDS ormai hanno sbaraccato: a metà degli anni '10 del nostro secolo, la debacle dei negazionisti in Occidente pareva ormai così netta e definitiva, le loro teorie così conclusivamente dimostrate false dai fatti della scienza e dai trionfi della terapia antiretrovirale, che chi si è occupato di combatterli ha abbandonato i propri siti lasciandoli a galleggiare nella rete ed è tornato alle proprie occupazioni di prima della guerra.
Una nuova generazione di debunker è nata e si occupa prevalentemente di reiterare vecchie argomentazioni contro i negazionisti dei vaccini o di smascherare vecchie e nuove bufale sul cancro. Ma della storia del negazionismo dell'AIDS, degli intrecci personali, intellettuali e criminali che hanno formato la trama del movimento negazionista, questa generazione sa poco, quindi le rare volte in cui si esprime sul fenomeno tende a ripetere lo slogan - abusato, ma tanto rassicurante - che il negazionismo dell'AIDS è morto.
E invece no.
Come abbiamo raccontato nel corso di quest'anno in questo thread, quella particolare declinazione del negazionismo che si rivolge contro il virus HIV, che è stata responsabile di centinaia di migliaia di morti e di inenarrabili sofferenze nei vivi, è viva e vegeta. Si è solo spostata geograficamente dall'Africa e dal mondo occidentale verso la Russia.
E se le parole con cui descriviamo il mondo devono avere un senso, nel corso di quest'anno quel fenomeno che oggi affligge la Russia deve essersi ulteriormente espanso ed approfondito, tanto da divenire sempre più visibile e da segnare un cambiamento in peggio nelle parole con cui se ne parla: infatti, se un anno fa il negazionismo dell'HIV/AIDS veniva definito un catalizzatore della generalizzazione dell'epidemia e ne parlavamo in una manciata di persone, oggi è divenuto il carburante del suo dilagare ed è menzionato in centinaia di siti in tutto il mondo.
In Italia continua però a sembrare una cosa lontana e poco interessante - e questo per me è un mistero, visto anche quanto si parla di Russia dalle nostre parti. O forse proprio un mistero non è, se contrastare gli antivaccinisti premia di più, in termini di visibilità personale, che ricordare che i negazionisti dell'AIDS sono ancora ben vivi e analizzarne le motivazioni, le azioni ed i crimini.

Il I dicembre è stato l'occasione perché il mondo parlasse dei numeri dell'epidemia in Russia, che non sono magicamente migliorati rispetto a quanto dicevamo all'inizio di quest'anno - anzi.
Se, data l'inaffidabilità delle fonti ufficiali, i numeri della prevalenza e dell'incidenza dell'HIV/AIDS sono stati analizzati in un lavoro indipendente uscito il 28 novembre su PLoS MEDICINE a firma di Chris Beyer, Michel Kazatchkine e altri esperti di epidemiologia e dello studio delle fonti in lingua russa con l'inequivocabile titolo The expanding epidemic of HIV-1 in the Russian Federation e con cartine che fanno scendere brividi gelidi lungo la schiena

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anche i dati ufficiali ripresi dai giornali in questi giorni non dovrebbero permettere di fare sonni tranquilli a nessuno che si occupi di HIV/AIDS: le più di 100.000 nuove infezioni diagnosticate nel corso del 2016 sulle poco più di 160.000 diagnosticate nell'intera area che comprende 51 Paesi dell'Europa e dell'Asia Centrale mantengono la Russia sulla stessa incidenza dell'anno precedente, forse con addirittura un 5% in più di nuove diagnosi rispetto al 2015, nonostante i molti vani proclami del regime putiniano di voler combattere un fenomeno che sta ormai intaccando le strutture portanti del Paese, dal momento che colpisce più del 2% dei cittadini nella fascia d'età più produttiva, quella dei 30-39 anni.

E il Financial Times riporta un grafico che dice sinteticamente tutto del disastro che si è abbattuto sulla Russia

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accompagnandolo con le parole di Vadim Pokrovsky, il capo del Centro Federale AIDS il cui coraggio abbiamo imparato a conoscere anche qui: "continua a crescere e questo significa che non stiamo lavorando abbastanza bene nella prevenzione di questa malattia". "Sia le nostre tattiche, sia la nostra strategia nella lotta contro le infezioni da HIV sono discutibili" - conclude molto sobriamente Pokrovsky.

Mettendo per un istante da parte le motivazioni ideologiche nazionalistiche, l'omofobia, il disprezzo per i tossicodipendenti, che come abbiamo visto spingono il regime russo e la sua Chiesa di riferimento a negare la gravità del fenomeno e impediscono loro di agire razionalmente sul fronte della prevenzione e del contenimento del rischio, fra gli aspetti più discutibili di questa strategia - non foss'altro perché l'AIDS ha mietuto in Russia le vite di un'ottantina di persone al giorno nei primi 6 mesi di quest'anno, mentre solo nel 2016 erano 50 - c'è senz'altro il bassissimo numero di persone con HIV attualmente in terapia (sempre attorno al 30% dei diagnosticati - una cosa che deve far sembrare ai russi l'obiettivo 90-90-90 pura fantascienza. O orribile retorica).

E fra gli aspetti più discutibili delle tattiche messe in campo dal regime russo ci sono la pessima qualità degli antiretrovirali con cui le persone con HIV sono trattate, le carenze improvvise di farmaci che impongono delle non volute interruzioni terapeutiche, dannosissime per il potenziale svilupparsi di mutazioni resistenti, la necessità per i malati di organizzare dei buyers club come accadde agli inizi dell'epidemia negli anni '80 negli Stati Uniti e di scambiarsi i farmaci attraverso siti di attivisti, l'inefficacia e la lentissima messa a regime degli accordi con i produttori indiani di generici.

L'accordo fatto da Nacimbio - la National Immunobiological Company parte della grande società di Stato Rostec - con Cipla nel giugno 2016 è finito nel nulla; uno fatto con Mylan India il settembre scorso, se poi davvero funzionerà, non è chiaro quando inizierà a portare i farmaci dove servono, né se ne porterà a sufficienza, né se ne porterà di qualità alta abbastanza per controllare l'infezione.
Cipla è un "collezionista seriale di warning letters, e pure di import alerts (divieto di esportazione negli USA per questo o quel prodotto). Quindi il concreto rischio di prodotti substandard esiste - mi spiegava qualche mese fa Il Chimico Scettico. C'è da dire che tutta la questione del GMP [norme di buona fabbricazione] serve ad eliminare il rischio di prodotti inadeguati - che è un punto preciso di civiltà occidentale. Se si sa che il GMP viene regolarmente disatteso, il rischio esiste. Rischio, non certezza. E con gli indiani (ma anche con i cinesi) il rischio più concreto riguarda la biodisponibilità. Ovvero, il prodotto ha la purezza richiesta, le impurezze sono nella norma, ma la sua forma fisica non ne garantisce l'azione ottimale."
E, come ben sappiamo, la biodisponibilità è un elemento cruciale in caso di terapia contro HIV: infatti, gli antiretrovirali non possono essere sottodosati, pena il rischio che il virus sviluppi mutazioni resistenti.
Quanto i generici indiani permetteranno di arginare l'epidemia russa è dunque questione ancora del tutto aperta.

In Russia abbiamo odio e discriminazione come elementi che storicamente hanno favorito il diffondersi dell'epidemia e pesato sull'incapacità da parte del regime di mettere in atto tattiche e strategie di contenimento efficaci e non cosmetiche.
Ma ora viene infine riconosciuto un elemento nuovo, il negazionismo dell'HIV/AIDS, descritto addirittura come carburante dell'epidemia russa.
L'AFP (Agence France-Presse) ha lanciato un allarme il 30 novembre: HIV denial movement fuels Russian epidemic.
E il I dicembre questo è stato ripreso dall'Independent: World Aids Day: Russia stands on brink of unprecedented HIV crisis as thousands of victims deny it even exists.
E da lì una scia di articoli ha invaso le pagine online dei giornali.
Sono storie che abbiamo già imparato a conoscere - i nomi già noti di quelli che hanno dato fuoco alla benzina e le loro eroiche imprese dentro e fuori la rete, i malati che hanno creduto alle loro menzogne, i morti, i bambini morti, gli attivisti pro-science contro i quali vengono opposti sempre più ostacoli.

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Evidentemente sono storie troppo lontane per risvegliare l'attenzione dei debunker - che siano i vecchi, ormai a riposo, o i nuovi arrivati, concentrati su piccole beghe locali.
Invece sono storie che rinvigoriscono le pagine negazioniste italiane, ormai quasi del tutto abbandonate.

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Continuiamo a lasciare la Russia al suo inverno.


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MessaggioInviato: mercoledì 6 dicembre 2017, 11:19 
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Ai pochi (già occuparsi del “nostro” HIV è fastidioso, farlo per quello degli “altri” poi…) che avranno letto queste righe di Dora farei una domanda: avete sentito anche voi il freddo sottopelle dello spavento?
I numeri sono tragici, ma la loro rappresentazione in quel grafico del Financial Times è da film dell’orrore: un solo Paese aggiunge più nuovi contagi di tutto l’est, di tutto l’ovest, di tutto il centro Europa messi insieme.
È una roba sconvolgente: è la Russia, non il Ruanda, un nostro vicino di casa si è trasformato in una bomba che minaccia tutti gli sforzi di contenimento del virus di questi decenni, una ferita infetta nel corpo del nostro continente, nel silenzio di tutti.
Andrò a bere qualcosa di caldo, chissà che questo freddo, che questo spavento mi passino un po’…


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